Intervista a Sergio Visinoni

di Andrea Calini

1- Quando nasce e come si struttura la collaborazione tra BergamoScienza e Lab80?

La collaborazione inizia nel 2005, durante la terza edizione del festival scientifico. Lab80 gestisce direttamente lo spazio dell’Auditorium di Piazza della Libertà, e in virtù di questo si decise di organizzare conferenze legate al tema del festival ed anche proiezioni. I film proiettati per questa occasione sono circa cinque o sei all’anno, talvolta accompagnati da un intervento, e sono generalmente proposti da noi di Lab80; le scelte vengono poi discusse e concordate anche con i responsabili di BergamoScienza. A differenza delle ultime due, le edizioni passate avevano un tema preciso, quindi era piuttosto stimolante giocare su questo tracciato: saltavano fuori proposte di diversissimo tipo, da persone diverse con gusti diversi.

2- Ricordi un’edizione in particolare?

Quella del 2015: quello era l’anno internazionale della luce, quindi il tema di Bergamo Scienza fu proprio la luce. Per quell’edizione organizzammo anche una mostra pubblica, in Piazza della Libertà, su e con le macchine del precinema (come il fenachistoscopio, il taumatropio, ma anche strumenti più semplici come le lanterne magiche e le camere oscure), esperimenti legati alla proiezione di immagini e all’illusione di movimento.

3- Che film sono stati selezionati nel corso degli anni?

La scelta è sempre stata orientata verso pellicole “spiazzanti”, che avvicinassero il pubblico dei curiosi a quello dei cinefili. Si può dire che una delle forze di questa collaborazione sia proprio la mescolanza di pubblico che si crea in sala. La selezione dei film, come accennavo, era molto legata al tema dell’anno più che al linguaggio cinematografico o alla complessità della pellicola. Per esempio nel 2009 è stato invitato John Nash, premio Nobel per l’economia nel 1994: la scelta del film non poteva che cadere su “A beautiful mind”. Per tornare all’edizione sulla luce del 2015, invece, abbiamo proiettato film meno mainstream come “Nostalgia de la luz” di Patricio Guzmán o “La diabolica invenzione” di Karel Zeman (film che parla, in maniera bellissima, proprio di quel precinema che allora era in mostra al pubblico).

4- Con che tipo di materiale avvengono le proiezioni?

Con gli strumenti utilizzati anche per altre manifestazioni, principalmente con un proiettore digitale DCP. È interessante notare che BergamoScienza cresce proprio a cavallo della rivoluzione del digitale, in virtù della quale le sale cinematografiche italiane ed europee hanno progressivamente abbandonato l’uso della pellicola. L’anno discriminante è proprio il 2014, quando si è iniziato ad applicare questa riforma delle proiezioni.

5- Pensi che questo lavoro abbia contribuito ad avvicinare la cittadinanza al mondo del cinema?

Al di là dell’attenzione per il linguaggio strettamente cinematografico, un avvicinamento c’è indubbiamente stato. Questo grazie ad una serie di fattori che vanno dalla solida organizzazione di BergamoScienza all’equilibrato intreccio tra tema del festival e film stessi. Un grande successo è sempre, per noi, portare la gente in sala: una cultura che ci sta molto a cuore. C’è una differenza abissale tra il guardare una buona commedia in una sala gremita ed il guardarla da soli in una stanzetta. Sono molto felice che siano proprio i giovani (alcuni proprio giovanissimi) ad essere tra i beneficiari principali.

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