Divulgazione inclusiva

di Alfredo Marchetti

Scienza e tecnica si sono indissolubilmente legate alla vita politica ed organizzativa degli Stati contemporanei. I metodi e le pratiche scientifiche permeano sia gli apparati burocratici che i vertici politici istituzionali e abbiamo dunque una classe dirigente, largamente intesa, che condivide una formazione culturale “scientifizzata”, che fa da guida nelle decisioni più importanti. Si palesa, a questo punto, una divergenza tra lo sviluppo della scienza e la sua divulgazione. Mentre la prima prosegue imperterrita, la seconda rimane legata ad un gruppo ristretto che non aspira ad una condivisione più ampia e completa. La comunità scientifica non sembra infatti interessata ad instaurare un’egemonia culturale che coinvolga anche la base degli stati democratici: i cittadini.

I motivi di questa separazione sono molteplici: da un lato si ha a che fare con un gruppo di intellettuali incatenati ad un metodo e ad una disciplina che raramente concede un incontro dialettico con il grande pubblico; dall’altro si ha una disinformazione che dilaga orizzontalmente tra giovani e adulti e che ha sviluppato una tenace resistenza alle argomentazioni razionali e solide dei primi. La cultura ed il sapere popolare rigettano le nozioni scientifiche più moderne in quanto né riconoscono l’autorevolezza dei divulgatori né accettano passivamente la natura impositiva e dogmatica di un sapere somministrato in pillole.
Alla base di questo scetticismo diffuso non stanno solo le tendenze anti-establishment e la pigrizia dei singoli ma soprattutto l’inefficienza del sistema scolastico attuale e la mancanza di spazi dedicati alla divulgazione sulle reti di trasmissione istituzionali. La scuola dell’obbligo rimane purtroppo ancorata ad un sistema d’insegnamento mnemonico e non sufficientemente aggiornato, mentre i grandi canali d’informazione, in particolare le televisioni di stato, non svolgono un servizio di informazione organizzata e consapevole. Le conseguenze di tutto questo sono particolarmente apprezzabili nel momento in cui il singolo cittadino è posto davanti a scelte, per esempio di carattere medico-sanitario, che richiedono una consapevolezza scientifica non indifferente.

Emblematica è la controversia sui vaccini, apparentemente risolta dal decreto recentemente ratificato. Apparente in quanto molti dei cittadini, confusi e disinformati, si vedranno obbligati a svolgere una procedura senza comprenderne la profonda importanza. La necessità dei vaccini è naturalmente da tempo appurata, ma l’efficacia del decreto sarebbe stata decisamente maggiore se affiancata da una campagna divulgativa che spiegasse davvero cosa siano e come funzionino i vaccini, in modo da poter fugare dubbi e timori che aleggiano intorno alla questione.

L’isolamento culturale appena descritto sta sicuramente, insieme a molti altri fattori di natura più strutturale, alla base delle differenze sociali che dividono la popolazione italiana. Un eventuale inasprimento di questa situazione potrebbe avere conseguenze ben più funeste di quelle precedentemente esposte. Di fronte a questa prospettiva è quindi necessario disegnare un programma che, partendo dalle scuole ed estendendosi all’intera società civile, tracci nuovi riferimenti e coordinate di pensiero. La proposta è di sicuro ambiziosa, come del resto tutti i grandi progetti, ma potrebbe essere un trampolino di lancio per la formazione di una nuova consapevolezza scientifica e l’allargamento degli orizzonti culturali popolari.

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