Confutare

di Andrea Calini

Come rendere diverse le lezioni a scuola? Pensiamo, per esempio, di rivoluzionare una lezione di matematica sui polinomi. Ora, il modo normale e codificato di fruire una lezione alle scuole superiori è quello di ascoltare una persona che si presenta come esperta dell’argomento. Le due parti stringono un accordo di fiducia, quindi il professore parla e io scrivo. Sembra una declinazione nel quotidiano di quel principio d’autorità tanto caro ai leoni delle dispute secentesche: quando dibatto di qualcosa, dovrò necessariamente riferirmi ad un terzo che, in virtù della riconoscenza che gli viene conferita e la stima che si è conquistata, non è confutabile, o quantomeno costringe a sospendere il giudizio. È un concetto molto umanistico, è centrare la struttura della scuola sul punto dell’insegnamento. Ma se, invece, si spostasse il focus sull’apprendimento, invece che sulla centralità del professore?

Tentativi di questo tipo ne accadono continuamente, ed è importante cercare di capire come funzionino e da dove siano nati. BergamoScienza, come si sa, organizza tantissimi eventi e laboratori all’interno delle scuole; si lavora a fianco delle dirigenze e di professori motivati e motivanti, con ragazzi incuriositi e meravigliati nel capire che le monolitiche formule del libro di fisica sono, magari, solo “quel semplice movimento”. Ne ho parlato con Sergio Pizzigalli, ex professore di matematica e fisica del Lussana e attuale membro del Comitato Organizzativo di Bergamo Scienza.

La genealogia di queste iniziative risale a prima della fondazione del festival scientifico, e cioè a delle mostre che, magari organizzate da associazioni didattiche o nate all’interno delle università, venivano presentate ai licei (nel caso bergamasco, il primo ad ospitare una mostra di questo tipo fu il Sarpi). Poi furono i licei cittadini stessi a voler organizzare le mostre, delegando il compito organizzativo ad un professore volontario. Ad oggi, le scuole organizzatrici di mostre sono ben quaranta e le guide sono gli studenti inquadrati nei piani dell’alternanza scuola-lavoro. A partire da quest’anno, ci saranno anche alcune classi di scuole materne a gestire guide e mostre. Bambini di 5 anni che devono presentare, in maniera semplice e creativa, un piccolo progetto scientifico (per questa edizione prepareranno una presentazione riguardo all’orto ed una sul corpo umano); è una grandissima occasione di crescita e apprendimento, e infatti si sta cercando una sempre maggiore partecipazione da parte delle scuole dell’infanzia.

L’esigenza di coinvolgere gli studenti, poi, riguarda sia le scuole elementari che i licei. BergamoScienza accende il faro su queste iniziative. I risultati di attività di laboratorio e di esperimenti, di progetti e spiegazioni al pubblico sono spesso sorprendenti; non solo a livello quantitativo (i numeri sono molto incoraggianti) ma soprattutto da punto di vista didattico e pedagogico. L’insegnamento di materie scientifiche ha come sua stampella naturale proprio il lavoro che si dovrebbe svolgere “sul campo”, e cioè in laboratorio. Permette ovviamente una conoscenza più immediata ed intuitiva. Quando poi sono gli studenti stessi ad organizzare il laboratorio, la maturazione, la partecipazione e l’entusiasmo sono significativi.

Si tratta, come dicevo prima, di “de-umanistizzare” l’insegnamento, forse in virtù di una vera “umanistizzazione” dell’apprendimento. Il docente assume il profilo di un consulente intelletuale, punto di riferimento al quale non più solo dai, consegni, ripeti, ma al quale chiedi. Dal quale pretendi un diverso tipo di rapporto.

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