Intervista a uno scaltro clown

di Giulio Bonandrini

«Ehi lei! Si, lei! Vuole vedere un trucco di magia?»

«No guardi, sono di fretta»

«Ma come di fretta? Scommetto che sta andando al lavoro»

«Sì esatto, sa cosa vuol dire lei lavoro? Non credo.. Ehi, si fermi, tenga giù da me quelle mani tutte imbiancate, non sarà mica un sepolcro, vero?»

«…»

«Fa il clown e non capisce nemmeno battute su basilari citazioni bibliche»

«Mi lasci fare il mio trucco e poi vedremo»

«Senta ho un’intervista con Sgarbi a breve: mi lasci in pace»

«Vittorio?»

«Sì lui, anche se lavora per strada ne avrà sicuramente sentito parlare»

«Sì, è mio fratello»

«Sgarbi non ha un fratello»

«Non a quanto mi risulta»

«… senta scherzavo prima, non son di fretta, se presto attenzione al suo gioco di magia metterà una buona parola con il Maestro?»

«Si metta qui, seduto. Bravo. Chiuda gli occhi. Bravo. Adesso s’immagini di essere in cima alla montagna più alta che le viene in mente. Fatto?»

«Certo Maestro, sono in cima all’Everest; no anzi, sono in cima al Kalidasa a praticare ascesi»

«Sì sì esatto, proprio lì. Lo sente il vento gelido che la trafigge? Che le scuote i vestiti tanto che le sembra le si stiano strappando di dosso?»

«Sì lo sento! È incredibile! Proprio come nella pubblicità dell’acqua: freschissima, filtratissima e quindi pulitissima!»

«Esattamente! Mi ascolti con la stessa attenzione con cui ascolterebbe mio fratello»

«Certo maestro»

«Non le piacerà quello che ho da dirle. Le dico che lei dorme, tutto il giorno, tutti i giorni. Anche quando crede di essere sveglio lei sta dormendo. Un sonno profondo, da cui è impossibile risvegliarsi. Sa chi è sveglio? Io, il clown. Sono sveglio perché dietro questa faccia dipinta si trova un occhio vigile. Perché dentro queste scarpe enormi ci sono dei piedi attenti a dove si posano. Perché questi vestiti colorati non sono stati comprati, ma cuciti, per servire uno scopo, non una moda. Perché lo sguardo e la fretta con cui vengo lasciato in disparte sono causati dal mio non prestare fede al vostro intrattenimento. Mi travesto da clown solo per nascondermi meglio. Per vivere più libero di mio fratello e di lei, così costretti nei vostri stretti abiti e strette scarpe. L’unica cosa di stretto che ho è questo naso rosso, ma credo valga ben una libertà»

«…»

«Si lo so, non sa cosa dire, ma le devo confessare un’altra cosa. Sono anche un ventriloquo ed un abile manolesta. Ha presente il vento del Kalidasa? Arrivederci, signore, trascriva una bella intervista, il registratore gliel’ho lasciato»

Aprii gli occhi ed, in mezzo a una strada deserta, c’ero solo io, senza nemmeno un soldo. Sgarbi non ha più risposto alle mie chiamate e questo è ciò che mi è rimasto da pubblicare.

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