Intra-ttenimento

di Giulio Bonandrini

Intra perché è dentro. Un dentro, uno stare in mezzo che però è sempre anche e soprattutto un fuori, un lontano, un altro, un distolto. Tenimento perché è un tenere, un trattenere, lontano, con forza, dove non si vorrebbe, forse dovrebbe, essere.

Intrattenimento, il grande idolo, sfogliato ed analizzato in ogni sua parte diventa ciò che distoglie l’attenzione, ciò che annebbia la vista, ciò che allontana, una distanza non più critica ma che disfà e distrugge con il dissacrare del riso o con la palpebra lassa della seconda ora di televisione. Esempi facili, banali; l’intra-ttenimento è in ogni cosa, un leggero gas soporifero che non fa cogliere, come un velo, spazi, movimenti e sensazioni fondamentali. Linee di forze, spazi interstiziali, vite e velocità diverse dalla nostra. Sentire comuni che ci sfrecciano affianco non colti. Intra-tenimento come tutto ciò che siamo, che vorremmo essere e che ci circonda. Un gigantesco mondo-spettacolo, costruito da e per noi, un teatro di maschere ed attori sotto la cui pelle sentiamo però pulsare la vita, quella lì, così vicina, giusto al di là del velo. Senza velleità noumeniche ovviamente!

Non fraintendete e prestate attenzione, schivate l’intra-tenimento, sempre sull’attenti. Spossante. Come un segreto lo ignoriamo, perché è comodo, ce lo siamo costruiti apposta. Il continuamente diverso mondo non è cogliibile se non ci facciamo intrattenere da spezzoni, da frame, che tagliano come un coltello. Tagliano, separano, tracciano confini che non creano spazi significanti né significativi ma solo giudicanti dove, dietro la faccia pulita del giudizio, scoviamo l’intra-ttenimeno. Guardiamocene. Avvertiamo invece l’indistinta diversità di frequenze che ci attraversa. Godiamone. Un’indistinzione che crea perché diviene. Sull’attenti! Questo è un ordine, o un gioco, provate, proviamo, cogliamo tutto, assaporiamo ogni cosa, dire che non è possibile è intra-ttenimento. Non è facile, ma lanciamoci, corriamo e balliamo senza intrattenerci ma sempre vivi e viventi, non addormentati o sonnecchianti. E ridere ridere ridere, mai di qualcuno, errore, ma sempre con, un riedere-con che può essere ed è un punto di partenza, un passo, proprio sul bordo di quel burrone, quell’abisso che sempre è lì e da cui veniamo distratti.

Come il grande spettro d’onda noi dobbiamo arrivare a cogliere tutto, vediamo alcune frequenze, sentiamone altre, tastiamone altre ancora senza mai stancarci, senza mai lasciarci intrattenere e dire che queste sono le uniche che esistono! Ancora ne mancano da conoscere, da annusare, da immaginare e sognare (ad occhi aperti, mi raccomando!).

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