Intervista a गांजा

di Prisacari Domnita

Noi di Altro, pendolari come molti di voi brava gente (e molti di voi futura brava gente), aspettando con pazienza e rassegnazione un treno tradizionalmente in ritardo, (al fine di raccontare la nostra storia la direzione dell’oscillazione del nostro pendolo non è indispensabile) ci trovammo a occupare un posto vicino a un curioso personaggio. Di certo potreste argomentare dicendoci che le stazioni sono il posto giusto (insieme agli aeroporti o altri luoghi di incroci internazionali casuali) in cui si ricerca e si incontra la stranezza e la diversità umana, e non.

Ebbene, in pieno periodo di esami, ci sbattiamo esausti su questa sedia ed estraiamo un libro e un taccuino (per fare la figura di intellettuali e per non farci scappare i pensieri). Vicino a noi, felice in un modo da farlo sembrare fuori posto, un po’ nel proprio mondo, sedeva un uomo. Aveva lunghi capelli corvini raccolti in una coda e vestiva abiti poco impegnativi, al limite del socialmente accettabile. Era abbronzato e traspirava pace interiore con ogni movimento. Un turista di ritorno da un viaggio in paesi caldi e poveri, pensammo subito noi (ahimè i cliché sociali sono difficili da reprimere). Questi, sentendosi scrutato, ci guardò a sua volta. Ci sorrise e poi ci parlò:

M: “Salve!” – Disse in un accento dell’italiano nordico e accompagnò il saluto con un sorriso. – “E’ uno studente pendolare?”

A: (arossisce perché colto di sorpresa. Si riprende in pochi secondi e…) “Salve!” (imbarazzato dall’interazione sociale spontanea, tenta di iniziare un colloquio accettabile)

M: “Sa, lo si nota dallo sguardo: è di una stanchezza assassina. Da quanto non si rilassa un po’? da quanto non si prende del tempo e…lei mi capisce, si gode un po’ la vita?”

A: (tenta di fare un viaggio mentale nel passato per ritrovare sulla linea del tempo l’ultimo episodio che risponda alla classificazione dello sconosciuto, ma fissa il vuoto con un’espressione da tonto per un tempo indeterminato)

M: “Capisco, è fuso dallo studio. Dovrebbero perseguitarlo così come fanno con me! Quanta gioventù persa e quanta sprecata tra le pagine impolverate di una conoscenza superata!”

A: (Nel frattempo si riprende e diventa un essere sociale capace di colloquio. Inforca una penna e comincia a riempire di parole una pagina del taccuino) “Mi perdoni….ha per caso detto di esser stato perseguitato? per quale motivo?”

M: “Non ha ancora capito chi sono io, vero? Mi permetta di presentarmi in maniera ufficiale! Io sono Cannabis sativa, talora vengo indicato col termine hindi Gānjā, macomunemente noto come Marijuana.” (finita la sua presentazione si alzò in piedi e fece un inchino teatrale. Non appena adagia il fondoschiena sulla sedia scruta A. con curiosità.)

A: (Perde la mascella per lo stupore) “Lei qui? Cosa ci fa alla stazione dei treni?”

M: “Sa, negli ultimi decenni la comunità scientifica cerca di riabilitare il mio nome. Ebbene, vista la mia crescente popolarità tra la “gente per bene”, viaggio per il mondo per partecipare a convegni, mostre e fiere!”

A: (continua a cascare dalle nuvole) “Mi scusi…ha detto fiere?”

M: “Certo, ve ne sono centinaia in tutto il mondo! So di non essere innocente (e nessuno lo è!), tuttavia sarà d’accordo con me che reco dei benefici! Ho effetti analgesici sul dolore cronico o di malati terminali, provoco l’attenuazione degli effetti di malattie autoinfiammatorie e di alcuni disturbi legati alle demenze, dò benefici contro l’artrite, i tremori del Parkinson e gli effetti collaterali della chemioterapia, e ottengo buoni risultati nel trattamento di ansia patologica e disturbo post-traumatico da stress.”

A: ”Senza contare il suo impegno in ambito accademico: fornire momenti di svago e ricreazione alle menti stracariche degli studenti, visto che molti la incontrano durante gli anni di studio matto e disperato!”

M: “AH! Vero vero!” (il sorriso gli scompare per un attimo per poi riaffiorare) “Sa, vorrei essere onesto perché lotto da molto tempo per ripulire il mio nome…..come ben sa, vengo spesso usato in qualità di sostanza stupefacente e la dipendenza da me non è cosa trascurabile. Vengo spesso coinvolto in transazioni illegali, ma spesso avvengono senza il mio consenso. Mi piacerebbe riuscire a venir fuori nella luce e sentirmi accettato…potrebbe gentilmente presentarmi ai suoi lettori come tale?”

A: (si rende conto che sta prendendo appunti in modo frenetico ma non si è presentato nel suo ruolo di giovane giornalista) “Ah, mi scusi, mi scusi! Lei si era presentato mentre io no! Ha ragione, scrivo e mi rivolgo ai giovani e….”

M: “Mi dispiace interromperla, ma il mio treno è arrivato. La devo di conseguenza lasciare. Spero di non averla annoiata…Spero anche di incontrarla ancora!” (Si alza, fa l’occhiolino e, leggero di animo e bagagli, si dirige verso i binari.)

A: (Risponde all’occhiolino con un sorriso, poi alza gli occhi e guarda il tabellone. Il suo di treno, per rimanere coerente con la propria politica lavorativa, aveva accumulato un ulteriore ritardo di 20 minuti. Rassegnato, ma non più così stanco, aprì il libro che aveva tirato fuori prima e si rimise a fare l’intellettuale impolverato.)

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