In aereo la realtà virtuale è il futuro dell’intrattenimento

di Domnita Prisacari

Un paio di mesi fa, sul blog Gulliver del settimanale britannico The Economist, A. W. (secondo la politica di The Economist, gli scrittori mantengono l’anonimato o si identificano con iniziali, che non sempre riconducono al nome) descriveva l’evoluzione dell’intrattenimento per i passeggeri delle linee aeree: “Agli albori dei voli commerciali le persone si vestivano eleganti prima di salire in aereo, meravigliandosi di poter volare. Oggi la pensiamo in modo opposto: facciamo tutto il possibile per fingere che non stiamo affatto volando. Questo atteggiamento ha appena fatto un ulteriore passo avanti. Una startup francese chiamata SkyLights ha prodotto dei caschi 3d per la realtà virtuale (VR), che sono dotati di cuffie isolanti e fanno sprofondare i viaggiatori in un mondo cinematografico isolato dall’ambiente dell’aereo. […] Per i viaggiatori che vogliono evitare i molti fastidi del volo – i bambini che urlano nella fila vicina, le conversazioni a voce alta da una parte all’altra del corridoio, la selezioni di film che sembrano includere solo dei sequel di bassa qualità – SkyLights e le tecnologie simili potrebbero essere i benvenuti. Eppure c’è qualcosa di triste, di rassegnato nel chiudersi in una stanza d’isolamento mentre si sfreccia a cinquecento miglia all’ora con una vista da 35mila piedi sul pianeta.”

Nulla di essenzialmente nuovo: la tecnologia prosegue spedita nella sua ricerca e ideazione di nuovi “aggeggi”, continua a incantare e meravigliare gli utenti proprio come farebbe un prestigiatore con il proprio pubblico. Tutto questo per favorire un’esperienza più “piacevole” di volo per l’individuo. Infatti l’articolo prosegue: “Non molto tempo fa l’intrattenimento in aereo era un’attività collettiva. Tutti guardavano gli stessi film (e cortometraggi, e pubblicità) sugli schermi condivisi che si trovavano ciascuno a distanza di qualche fila. Non si trattava di una grande esperienza visiva […] ma dava comunque ai passeggeri l’impressione di condividere un’esperienza comune.” Tutto il fascino della tecnologia contemporanea ruota quindi intorno all’isolamento dell’esperienza, nella creazione di un guscio di intrattenimento volto al godimento personale.

Ma questo, per fortuna, non è tutto. I prestigiatori informatico-digitali, forse non profondamente convinti che l’isolamento dell’esperienza di volo sia la migliore scelta, tirano fuori un coniglio dal cilindro e propongono un nuovo concetto di aereo che offrirebbe un nuovo modo di vivere il volo. Infatti: “Un’azienda chiamata CPI ha progettato una fusoliera senza finestre, nella quale le telecamere esterne proiettano delle immagini all’interno dell’aereo, trasformando di fatto i muri dell’apparecchio in un’enorme finestra attraverso la quali si può vedere il cielo. I passeggeri non dovranno più contendersi il posto accanto al finestrino per avere una vista che potrebbero ottenere solo, peraltro con un po’ di fortuna, da un preciso oblò. Potrebbe anche risvegliare il senso di meraviglia perduto che si prova nel trovarsi sospesi al di sopra delle nuvole.”

Rimango sempre piacevolmente sorpresa di come l’informatica e la digitale riesca a cambiare la nostra percezione della realtà e amplificare molte nostre esperienze, tuttavia, per quello che mi riguarda, accolgo e condivido l’invito di A. W. : “Gulliver invita i viaggiatori a fare quel che lui tenta sempre – a volte senza successo – di ricordarsi di fare: quando decolla in una giornata nuvolosa, guardate fuori dal finestrino mentre l’aereo si alza e cogliere quel momento mistico nel quale attraversa le nuvole e arriva nel cielo assolato. È un momento davvero miracoloso da osservare. Non dimentichiamocene, indipendentemente da dove ci porterà la tecnologia.”

E io aggiungerei, infine: cercate sempre di essere innocentemente e ingenuamente umani, o essenzialmente bambini, nella quotidianità così come durante i viaggi.

L’articolo ( il cui titolo era “Virtual-reality headsets on planes mean we can isolate ourselves from irritating cabin-mates”) è uscito su Gulliver, il blog dell’Economist che si occupa di viaggi. E’ stato successivamente tradotto da Federico Ferrone e pubblicato sul settimanale Internazionale nel Gennaio 2017.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...