Dormi, obbedisci, consuma

di Daniele Ravizza

La fantascienza cinematografica è spesso erroneamente identificata come una via di fuga dal quotidiano: un intrattenimento puro tanto lontano dalla realtà quanto superfluo nella vita di ogni giorno.

Come dimostra il leggendario racconto breve di Fredric Brown La sentinella (1954), molte volte, tuttavia, dietro le maschere della creatura aliena, l’Altro per eccellenza, si celano i mostri umani che non abbiamo la forza di rappresentare con le nostre sembianze.

È il caso dei sottovalutati umanoidi di They Live (Essi Vivono, 1988) di John Carpenter, ispirato al racconto breve Eight O’Clock in theMorning (1963) di Ray Nelson.

Il proletario John Nada (Roddy Piper, il Nessuno leoniano di turno) raggiunge Los Angeles in cerca di lavoro. Assunto in un cantiere, John nota che le interruzioni a cui assiste in televisione collimano con alcuni strani movimenti nella baraccopoli in cui vive; dopo aver individuato la fonte di disturbo del satellite, la polizia distrugge la bidonville. Il giorno seguente, Nada trova nella chiesa una scatola di occhiali da sole; una volta indossati, scoprirà che il mondo, quello vero, è governato dagli alieni e ogni prodotto d’intrattenimento asservisce ai loro scopi di dominio.
“They” sono gli scheletri metallici che sembrano usciti dal pennello di Francis Bacon, alleati con gli uomini di potere, i Man che trasformano la democrazia in una dittatura della finta libertà; “Loro vivono, noi dormiamo” recita la scritta sul muro della chiesa; gli occhiali fungono allora da sveglia contro l’assopimento delle coscienze che domina incontrastato grazie ai mass media. Il mondo percepito in bianco e nero tramite gli occhiali (con un chiaro rimando al cinema pre-technicolor, dichiaratamente preferito da Carpenter) strappa il velo di Maya sotto cui il popolo è forzato a vivere, apparentemente in maniera inconsapevole. CONSUME, CONFORM, WATCH TV, REPRODUCE, NO THOUGHT, OBEY (da ciò lo street artist Shepard Fairey trarrà l’idea per l’omonimo marchio d’abbigliamento originariamente orientato contro l’establishment) sono gli imperativi che governano la capitale dell’intrattenimento, tanto che l’unico modo per rivelare l’identità degli alieni sarà distruggere la parabola della più grande manipolatrice mentale degli anni ‘80: la televisione.

La rivolta proletaria di John contro il sistema non è solo narrativa, ma anche registica: Carpenter adotta infatti uno stile semplice, artigianale, privo di guizzi registici e denso di piani fissi e raccordi naturali in sintonia con il messaggio anticapitalista del film. Effigie di questa intenzione è la scelta dell’attore protagonista: un wrestler alla sua prima (e unica) significativa interpretazione.

Giustamente ritenuto il film più esplicitamente politico del regista di The Thing (La Cosa, 1982), They Live «E’ un documentario. Non è fantascienza», puntualizza il suo stesso creatore.

Sebbene la televisione sia stata soppiantata da Internet, il film tratta con grande lungimiranza un tema forse più attuale oggi di allora: «è come se gli anni ’80 non fossero mai finiti», niente è costruito per durare, tutto per guadagnare e consumare; l’irrefrenabile capitalismo irradia attraverso i mass media e abbaglia volutamente i consumatori, non resta che un riparo: gli occhiali da sole.

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