Un trucco da quattro soldi

Per rendere più facile la comprensione, si potrebbe partire da qui, da una veloce storia del denaro: che nasce in Grecia circa 2600 anni fa (anche lui!) e che si è evoluto passando, se vogliamo farla corta, per tre fasi. La prima: il denaro contiene direttamente il suo valore (grazie al metallo prezioso di cui è fatto, oro o argento che sia). La seconda: si alleggerisce scrivendo il suo valore simbolico sulla carta e sull’assegno, il supporto. E la terza, infine, che constatiamo oggi quando il denaro si smaterializza del tutto diventando moneta elettronica, cioè qualcosa di puramente virtuale che circola alla velocità della luce nelle molteplici autostrade informatiche della nostra economia. Fine della storia, verrebbe da dire, e compimento del suo destino, in quanto è diventato quello che era a partire dalla sua invenzione: un puro segno. E oggi è un gioco illusionistico che ben si mimetizza all’interno dell’incessante scambio di informazioni presenti nella nostra vita: nascosto tra i messaggi pubblicitari e quelli di altro genere, accompagnando merci e consumatori che viaggiano in una confusione sempre più indifferente nell’etere tecnologico in cui siamo immersi fino al collo. Così si è compiuta la strada della smaterializzazione che il denaro progressivamente si è guadagnato: la ricchezza, da principio materialmente ancorata alla concretezza della terra, si è fatta più mobile e leggera diventando, con la finanza, il guanto di un trucco di magia, mosso da una mano che rimane nascosta ma i cui effetti sono davanti agli occhi stupefatti di tutti. Anzi, proprio perché sempre più immateriale, da lassù, dai cieli rarefatti in cui si nasconde può agevolmente sovrastare tutti gli oggetti e diventare l’elemento comune nel quale anche le cose più lontane e antitetiche trovano il loro terreno comune. Il denaro, sempre più distante dall’uomo, dal suo lavoro e dalla sua esistenza, lo domina come un’essenza estranea. Il trucco è tale per cui più si nasconde più il suo peso diventa soffocante nella nostra vita: questo suo stato gassoso, aeriforme lo fa diventare sempre più pervasivo e dominatore. Il suo potere non riguarda più solo la finanza ma anche lo stile di vita dei tanti poveretti che affollano le tabaccherie per vivere, con un biglietto della lotteria in mano, il sogno di diventare milionari, o per tentare la via della ricchezza con le slot machine.

In cosa consiste dunque il potere del denaro? Nella sua capacità di risolvere ogni problema: quel che io come uomo non posso raggiungere, lo posso fare con la magia del denaro; e questa è l’unica legge riconosciuta nei territori dominati dal dio mercato, cioè praticamente ovunque nel mondo della globalizzazione.

Soluzioni non se ne vedono all’orizzonte.

Ma la questione è grave e va sollevata, guardata per quel che è, senza timore.

La posta in gioco è la nostra stessa “umanità”. Occorre riappropriarci di quel che ci fa uomini, cioè il limite. Che sta anche nel nostro potere, circoscritto e faticosamente guadagnato, di scambio. Un giovane Karl Marx (la citazione sta negli Scritti giovanili) osservava già che se si suppone l’uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, allora “…tu puoi solo scambiare amore con amore, fiducia con fiducia, ecc. Se vuoi godere dell’arte, devi essere un uomo colto in fatto di arte; se vuoi esercitare un’influenza su altri uomini, devi essere un uomo attivo, realmente stimolante e trascinante altri uomini… Quando tu ami senza provocare amore reciproco, cioè quando il tuo amore come amore non produce amore reciproco, e attraverso la tua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura.”

Dunque svelti: occorre almeno svegliarci dall’incantamento che ci tiene legati come marionette alla mano sempre più invisibile e sempre più pesante del dio denaro. Ricominciando a cercare ricchezza nella capacità, tutta umana, di produrre valore attraverso quello che siamo, riattivando lo scambio di quei doni che non sono solo merci.

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