Time or money?

di Domnita Prisacari

Carne o pesce? Destra o sinistra? Acqua o vino? Tamponi o assorbenti? Amici o fidanzata? Libri o videogiochi? Nel ventaglio “dilemmatico” cerebrale dimorano questioni esistenziali, fantasmi mentali, inquietanti quanto uno sconosciuto che ti vuole offrire una caramella. La mente, perennemente ingenua, li schiude, li passa in rassegna e li presenta poi all’io cosciente: gli propone questioni tanto complesse quanto assurde e l’io conscio maledice il subconscio per il colpo basso nei minuti, nelle ore o giorni a venire.

Dato il “La”, iniziamo un percorso intrecciato senza una vera e propria fine. La scelta tra i due protagonisti del dilemma ci sembra impossibile, il più delle volte. Ci contorciamo acrobaticamente tra i vari pensieri e soppesiamo i due imputati. Certe volte la risposta perviene dopo ardue diatribe interne, altre volte è talmente ovvia che ci sentiamo imbecilli anche solo per aver speso del prezioso tempo a cercarla.

Ecco, ogni volta che mi pongo l’interrogativo “soldi o tempo” mi sento alquanto imbecille. Di recente ne ebbi pure la prova. Sfogliando e rileggendo un vecchio numero del settimanale Internazionale, sono inciampata con la coda dell’occhio su un titolo: “Più soldi o più vita? Questo è il problema” (Internazionale, 11 ottobre 2016, Traduzione di Bruna Tortorella), un articolo a sua volta preso dal giornale The Guardian (“Time or money? That’s a question of value”, Oliver Burkeman, 30 settembre 2016): “Dovremmo preferire il tempo ai soldi o i soldi al tempo? Questo è uno dei cosiddetti dilemmi della felicità, che poi non sono veri dilemmi perché la risposta è dolorosamente ovvia. Le circostanze possono costringerci a scegliere i soldi invece del tempo, ma se diamo davvero più valore a un grosso conto in banca che a una serie di esperienze significative, secondo i libri di psicologia siamo degli imbecilli.” Fin qui nulla di nuovo, no?

Non ve lo propongo perché vi ritengo scellerati quanto me, che parlo da sola e mi interrogo su questioni tanto complesse quanto ovvie, ma semplicemente per condividere con voi ciò che l’articolo ha condiviso con me: una conclusione che quietasse l’animo, almeno un poco, almeno per un po’. “Uno studio recente ha gettato un po’ di luce sulla faccenda. I ricercatori Hal Hershfield, Cassie Mogilner e Uri Barnea hanno chiesto a un campione di quattromila statunitensi di cercare di capire se davano più importanza al tempo o al denaro e di valutare quanto erano felici. È emerso che una netta maggioranza, il 64 per cento, preferiva il denaro, ma quelli che attribuivano importanza al tempo erano più felici. E a preferire il tempo non erano solo quelli abbastanza ricchi da non doversi preoccupare dei soldi. Le persone più anziane, sposate e con figli tendevano a dare più valore al tempo, il che è comprensibile. […] La scoperta fondamentale della ricerca, però, è stata cosa rende più felici: non avere più tempo, ma attribuirgli più valore. Questo studio sostiene che anche chi tira avanti a fatica, e quindi è costretto a dare più valore al denaro, è più felice se dentro di sé sa che il tempo è più importante. Se anche voi come me vorreste tanto avere più tempo, nessuno potrà sicuramente accusarvi di non dargli abbastanza valore. Il mio desiderio di averne di più dimostra che almeno le mie priorità sono giuste, e quindi che mi godo tutto il tempo libero che riesco a trovare. Parliamo della scarsità di tempo come se fosse qualcosa di terribile, ma in fondo è proprio la scarsità a farci considerare alcune cose più preziose di altre.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...