Roger Waters, socialista milionario

di Fabio Annunziata

Il denaro, dicono, è la radice di tutti i mali. Se davvero fosse così se lo chiedeva Roger Waters nel 1972, anno in cui registrò Money insieme alla band di cui era bassista, compositore e scrittore, i Pink Floyd.

In combinazione con un sassofono che suona all’insolito ritmo di 7/4 e la chitarra di David Gilmour, che ci regala uno degli assoli più belli nella storia della musica, Waters ci ricorda che “Money, it’s a hit”, Il denaro è come una droga, più ne hai e più ne vuoi. E sarà pure la radice di tutti i mali “ma se chiedi un aumento non sorprenderti se non ti daranno niente”.

Tra il suono di un registratore di cassa e quello di monete tintinnanti, le contraddizioni dei testi della canzone riflettono quelle nell’animo dell’artista, che si ritrova a dover fare i conti con un successo stellare che fa a pugni con i propri valori e ideali da socialista convinto. Money è stata la prima hit dei Pink Floyd negli USA, ponendo inevitabilmente la band di fronte a una questione morale non insolita per quell’epoca, nella quale la cultura hippie, il pacifismo, l’anticonformismo e il desiderio di affrancarsi dai vincoli sociali si scontravano con quanto di più materialista ci sia nella nostra società: il guadagnare un mucchio di soldi con la vendita di un prodotto, per quanto indubbiamente di elevata qualità. Molte band nate con il proposito di non fare musica commerciale “risolvevano” questo conflitto semplicemente non affrontandolo e lasciando ai fan il compito di giudicare il loro operato, oppure cominciavano a cambiare i temi e lo stile della loro musica. I Pink Floyd fecero entrambe le cose, e già da The Dark Side of the Moon, album da cui fu estratta Money, virarono nello stile dalle opere precedenti, più impregnate di influenze musicali e tematiche “hippie”, in favore di uno stile più cupo e filosofico e di temi come la morte, lo scorrere del tempo e la pazzia. E, anche, il rapporto con il denaro.

Get a good job with more pay and you’re okay”: l’illusione della società moderna che pensa che il denaro possa risolvere tutti i problemi. La corsa frenetica per cercare di ottenerne sempre di più, la competizione e i sacrifici per trovare un lavoro più prestigioso e remunerativo, uno status sociale direttamente proporzionale alla quantità di denaro accumulato. Un castello di carta che è destinato a crollare appena il vento incomincia a soffiare in senso contrario, lasciandoci con un vuoto interiore e con il dubbio di aver occupato la nostra vita a rincorrere la meta sbagliata.

Il denaro è realmente la radice di tutti i mali? Oppure se ne può disporre liberamente senza sensi di colpa quando è stato guadagnato onestamente? Esistono dei modi “giusti” o “sbagliati” per spendere il proprio denaro? Waters non ce lo dice, ma ci lascia dei dubbi che nel nostro percorso di vita, prima o poi, siamo tutti destinati ad affrontare.

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