Per un pugno di dollari

di Daniele Ravizza

<<Vuoi diventare ricco eh? Allora sei arrivato nel posto adatto… se sarai furbo; perché qui sono… o molto ricchi o morti, non c’è altra scelta.>>

Anche il cinema non può che sottomettersi alla legge che regola il mercato: l’incremento di capitale rispetto all’investimento fatto. In questo senso il cinema è un’industria spesso imprevedibile e, mentre i blockbuster accumulano flop costando molto più che “qualche dollaro in più”, i film a basso budget stanno diventando una strada sempre più percorsa, garantendo bassissimi rischi e quindi più libertà creativa per l’autore.

Le penny stocks cinematografiche (ma con minor rischio di perdita) sono rappresentate dai film horror, per molto tempo considerati B-movie e vituperati dalla critica ma con il maggior ritorno medio economico rispetto agli investimenti. Il caso più paradigmatico è il “found footage” The Blair Witch Project (1999) di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, girato in soli 8 giorni e con un budget ridicolo (alcuni parlano di 60.000 dollari!), che incassò 248 milioni di dollari, rilanciando il genere del falso documentario (mockumentary) tanto che, wellesianamente, molti spettatori andarono nel Maryland alla ricerca della strega di Blair. Il precedente più famigerato è il lungometraggio che lanciò la leggenda John Carpenter: Halloween – La notte delle streghe (1978), una pietra miliare per i film indipendenti che guadagnò 70 milioni di dollari al botteghino a fronte di un budget stimato di 300 mila.

In anni più recenti, il produttore Jason Blum ha ben compreso la formula magica per convertire il cinema in una grande fonte di incassi senza logorare la creatività degli artisti. La sua Blumhouse Productions, fondata nel 2000, produce film a basso costo che inanellano da anni ingenti introiti economici; ne è una dimostrazione il film che diede la svolta alla sua carriera: Paranormal Activity (2007), girato in 10 giorni nella casa del regista Oren Peli, è il film con il più alto ritorno sugli investimenti della storia del cinema, avendo avuto un incasso di circa 194 milioni di dollari rispetto ad un imbarazzante budget di 15 mila dollari.

Tra gli altri titoli della Blumhouse troviamo Insidious (2010), Sinister (2012), La notte del giudizio (2013) e relativi sequel che comprovano la filosofia di Blum, secondo cui <<Il segreto è spendere poco e guadagnare molto: investendo un budget limitato in ogni film, noi possiamo mantenere la massima libertà creativa degli autori, perché anche se questo andasse male la perdita sarebbe contenuta>>.

È qui che Blum diventa un “blockbuster” (letteralmente “abbattitore di ostacoli”), ostacoli economici, ma soprattutto di barriere alla libertà artistica, incatenata dalle maglie delle grandi produzioni hollywoodiane, riuscendo a creare un modello per il cinema del futuro.

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