…e per qualche dollaro in più

di Andrea Calini

È a partire dagli anni Venti che Hollywood capì che al cinema ci si poteva approcciare con una logica industriale, non solo artistica. Nacque lo studio system: produzioni estesissime e gigantesche, budget colossali e una rete di distribuzione praticamente già globale. La fabbrica dei sogni sarebbe diventata, di lì a poco, una delle più immense fortune della nazione, e la maggiore industria di esportazione. Più grande anche della Coca-Cola. Ed è chiaro che, per mantenere la quota, gli Studios (erano già nati quelli che sono tutt’oggi le maggiori case di produzione: Fox, MGM, UA, Universal Pictures ecc.) necessitano sempre di nuovi film, sempre di più; la qualità spesso può essere scadente, l’importante è intrattenere. E per pagare i divi (i primi a diventare famosissimi furono Chaplin, Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino), innovare l’intrattenimento e le tecniche che lo permettono (in quegli anni la tecnologia cinematografica evolveva molto rapidamente), servivano soldi. Iniziarono le prime grandi, colossali produzioni. Nel 1925 si segna subito un record, che sarà eguagliato solo dopo vent’anni: Beh-Hur di Fred Niblo (film muto) richiede costi pari a 3.9 milioni di dollari. Alla sua prima uscita, nei soli Stati Uniti, incasserà quasi sei milioni. La macchina aveva già decollato. Nei decenni successivi i costi s’impennano, nasce il sonoro, la televisione e una maggiore coscienza nei divi. Attraverso difficoltà, cadute, risalite e fallimenti (un film solo poteva compromettere l’intero sistema. Nel 1979 Michael Cimino girò I cancelli del cielo: uno stanziamento di quarantaquattro milioni. Incasso alla prima uscita: tre milioni. Un disastro colossale, la United Artists sfiorò il fallimento e il regista, che l’anno prima vinse 5 premi Oscar per l’indimenticabile Il cacciatore, ne uscì con la reputazione distrutta), si arrivò al 1997. Un altro record: esce nelle sale Titanic di James Cameron. L’insuperabile limite di 100 milioni di budget viene ridicolizzato: ne servono 285 per produzione e promozione. Al 1998, il guadagno è impressionante: 1 miliardo, 850 milioni e 300mila dollari. Al nostro James riuscì pure di battere se stesso con Avatar: fondi stanziati quanti per il primo, incassi per 2 miliardi e 800.

Soglie materiali, psicologiche ed etiche: che bella corsa ad ostacoli, tutto sommato.

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