Spiccioli

di Francesco Marinoni

Questo mese Altro ha scelto di frugare nelle vostre tasche, nei vostri portafogli, conti correnti, casseforti o qualunque altro posto dove possiate nascondere dei soldi. Sì, abbiamo guardato anche nella buca del giardino dove avete nascosto il bottino della rapina.

I soldi: finalmente un tema concreto, tangibile, qualcosa che inevitabilmente abbiamo sottomano ogni giorno. Fra chi non ne ha e ne vorrebbe di più e chi ne ha così tanti che non sa nemmeno dove metterli, tutti noi dobbiamo farci inevitabilmente i conti perché, d’accordo o meno, la nostra società ce lo impone, anche solo per soddisfare i bisogni primari.

Detto questo, la vita per fortuna non è fatta solo di bisogni primari e perciò a maggior ragione il ruolo dei soldi si rivela fondamentale per chiunque. Fin da piccoli iniziamo a rendercene conto, anche solo per le monete che la mamma ci dava per prendere il gelato all’oratorio. Crescendo questa consapevolezza lievita con noi fino a che arriva un momento in cui i soldi non provengono più dai genitori ma sono nostri, da spendere come vogliamo. Prima di questo fondamentale momento c’è inevitabilmente una fase di transizione, una sorta di limbo, in cui si dipende ancora dai genitori per quel che riguarda le spese grosse; ma si sente anche la necessità di avere del denaro da amministrare. Questa è la condizione in cui si trovano molti ragazzi di oggi: con l’innalzamento dell’obbligo scolastico e l’accessibilità sempre maggiore delle università, non sono più tanti come un tempo i ragazzi che scelgono di iniziare subito a lavorare; e allora si è inevitabilmente vincolati, almeno in parte, a farsi mantenere come minimo fino al termine degli studi. Questo implica che per avere quei famosi soldi personali che tanto vorrebbero avere, escludendo paghette, nonni e parenti vari, i giovani devono inventarsi qualcosa: lavoretti, anche per brevi periodi, da incastrare in mezzo allo studio e con paghe spesso misere. Tutto, pur di avere un po’ di spiccioli per sé.

E poi, una volta guadagnati, cosa si fa con quei soldi? Sono quelli che usiamo per bere qualcosa con gli amici la sera, portare fuori a cena il/la/i/le fidanzato/a/i/e, comprare un pacchetto di sigarette, fare benzina o passare un weekend fuori porta. Molto spesso si tratta di piccole spese, che potrebbero benissimo essere coperte con i soldi dei genitori, ma è proprio per evitarlo che vogliamo averli, per il gusto di poter dire di essercele pagate da soli. É forse il modo più immediato che abbiamo per sentirci “Grandi” ed è anche il bello (o il brutto) dei soldi: ci permettono di dare un valore alle cose, che nulla toglie al valore personale che ognuno può attribuirgli, ma che anzi lo amplifica. Perciò comprare il cd della band preferita grazie al denaro guadagnato dando ripetizioni è una soddisfazione, perché significa aver trasformato il proprio lavoro in un oggetto che ci soddisfa.

 A pensarci bene è lo stesso concetto del fare un regalo: spesso si dice retoricamente che “Basta il pensiero”, ma penso che nessuno sarebbe felice di sentir dire dal proprio amico che ha pensato a un bellissimo regalo per lui e non gliel’ha comprato; direi piuttosto “Basta il gesto”, e con gesto intendo il donare qualcosa che abbia un valore. Non fraintendetemi, non voglio dire che i regali economici valgano meno degli altri, anzi, penso semplicemente che il denaro sia il modo più immediato (non l’unico) che abbiamo per quantificare il valore di qualcosa. E la bellezza del dono è proprio il prendere atto di questo valore per poi trasmetterlo all’altro, cedendo, in un certo senso, una parte di sé stessi.

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