Una lumaca moderna

di Domnita Prisacari

Chi – si poggiano le mani ai due vertici superiori del rettangolo formato dalla valigia – vuol viaggiare – si fa un respiro profondo e si tendono i muscoli dei polpacci quel tanto che basta a raggiungere una posizione da cacca-nel-prato – felice, – con un movimento fluido, tutto il peso del corpo, come fosse un tuffo a bomba, deve lanciarsi sulla valigia- deve viaggiare leggero – approfittando del momento di massima compressione si rilasciano le mani e si chiude in un colpo solo.

Per interiorizzare un movimento ci vuole pratica pensò mentre guardava sconsolata i due lati della cerniera sotto le sue chiappe. “Quando avrò raggiunto la perfezione del movimento potrò farci stare tutto quello che voglio in questa minuscola valigia”.

(N.d.a. riporto per correttezza il Regolamento aereo-ferrotranviario della compagnia lowcost Prisacari&Co. S.p.a. Sottosezione n°22 comma 3: Bagaglio a mano per passeggeri diretti verso una nuova esperienza: baglio a mano non eccedente i 55x20x40 cm e i 10kg di peso. Si ricorda di non introdurre troppe speranze e di affrettarsi per non perdere di vita l’obiettivo).

“Speriamo non me lo controllino, sono un’inguaribile ottimista”.

Incontrava, a pensarci bene, le stesse difficoltà di un qualsiasi giovane della trolley generation: un giovane senza un posto da chiamare casa che si porta appresso una valigetta troppo piccola per accogliere più di un piccolo angolo d’infanzia e adolescenza.

Quei miseri centimetri cubi di spazio non erano abbastanza per riempire il cuore di nessuna creatura errante. Ci pensava ogni volta che componeva la sua valigia, seguendo i consigli di quei tutorial che insegnano a sfruttare al massimo questo parallelepipedo su ruote: riempire ogni scarpa con calzini, incastrare le felpe con i jeans e appiattire molti capi sul proprio corpo. Uno spasso.

A conti fatti non poteva rinunciare a nulla: ogni oggetto aveva conquistato a fatica il proprio spazio e a lei spettava il compito di schiacciare il tutto con il proprio fondoschiena, adesso si che le sarebbero tornati utili quei tre chili persi in vista dell’estate.

Iniziò a saltellarvi sopra, a sobbalzare sopra quel suo piccolo universo. Tra un saltello e l’altro riuscì a far avanzare la zip, portando a termine l’ardua impresa.

Tutto era in tensione. La massa di vestiti ed esperienza era sul filo della costante di Plank, ancora una forcina per capelli e si sarebbe trasformata in un buco nero, tale era il rapporto con le dimensioni.

Si dice che il Big bang si sia originato a partire da un buco nero. Ne ebbe le prove. Quella enorme massa di vestiti, chiusa in quel minuscolo spazio, esplose, e nulla rimase se non un paio di mutandine appese al ventilatore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...