Un tetto per tutti

di Ludovica Sanseverino

“Un tetto per tutti”. Questa citazione fa riferimento al titolo dell’opera del writer Blu che, negli scorsi mesi, ha voluto dedicare un suo murale a chi, come tanti, non ha la possibilità di “abitare”. L’opera è posta proprio sulla facciata di una palazzina, sull’angolo tra via Monte Grigna e via Daste e Spalenga, nel quartiere di Celadina. Un’opera di forte impatto che ha un significato ben preciso: chiunque ha il diritto ad avere una dimora. Questo è anche il pensiero del “Comitato lotta per la casa” che da tre anni a questa parte ha occupato una delle 250 palazzine popolari rimaste vuote, proprio la palazzina dove è posto il murale, che rimane occupata ancora oggi. Ma cominciamo dall’inizio.

Il comitato nacque nel 2014, dopo che As.IA Bergamo (Associazione Inquilini e Abitanti) denunciò il fatto che ci fosse uno stato di totale abbandono delle edilizie residenziali dei quartieri popolari da parte del comune e delle istituzioni. Fu proprio all’inizio di febbraio dello stesso anno che un gruppo di famiglie sfrattate, composte principalmente da precari e studenti, si organizzò per liberare la palazzina vuota nel quartiere di Celadina.

“Al primo ingresso della palazzina ci siamo trovati di fronte ad uno scenario disastroso. Alcuni appartamenti erano abbandonati da anni, con mobili accatastati, pareti divorate dalla muffa, sporcizia e impianti non funzionanti, non c’erano né acqua né corrente elettrica. Grazie alla raccolta di fondi tramite iniziative autorganizzate e al lavoro di tante persone solidali al comitato, per qualche mese ci si è dati da fare insieme per rendere abitabili e dignitosi i 12 appartamenti che compongono l’edificio.” L’aiuto, affermano, gli venne anche dagli abitanti vicini che, con dei piccoli gesti di solidarietà, aiutarono il Comitato a crescere. “Ci portavano cibo e bevande calde, oppure ci regalavano mobili usati in modo che noi potessimo arredare gli appartamenti delle palazzine.” Quella che vediamo dinanzi ai nostri occhi è la crescita costante di una comunità unita. Infatti, con il passare del tempo, la piccola collettività ha cercato di rendere sempre più vivibile il quartiere attraverso iniziative sociali come merende o pranzi, inaugurando anche il loro principale evento “Celada in strada”: una festa di tre giorni in cui si possono gustare cucine multietniche, buona musica e laboratori per adulti e bambini. Un buon modo per incominciare a far rivivere un quartiere che si è sentito morto per troppo tempo.

Ma le istituzioni non sono state magnanime. La giunta comunale ha sempre denunciato la loro presenza illegale nelle palazzine, anche se il comitato aveva per anni lottato e “domandato una soluzione concreta all’emergenza abitativa a Bergamo”, facendo appello all’enorme numero di case vuote presenti in città e provincia; difatti il numero degli sfratti a Bergamo e dintorni è arrivato a 2.700, e  sono circa 6000 gli immobili sfitti in città e più di 100.000 quelli in provincia (così si legge in un articolo del giornale locale online “BGreport”). I membri del comitato vogliono precisare che il sindaco Gori è stato presente alla visione del quartiere solo una volta, in vista della sua campagna elettorale, dopodiché non si è più fatto vivo. Infine il comitato afferma: “Al momento dovrebbe partire il bando legato al progetto “Legami urbani”: un piano da 25 milioni di cui 18 versati dal governo, i quali dovrebbero migliorare le periferie della città, tra cui Celadina. Questo bando ha parecchi punti oscuri che non smetteremo di controllare. Terremo d’occhio a chi verranno appaltati i lavori e come verranno impiegati i fondi. Riteniamo centrale, nel nostro percorso di lotta, la dignità degli abitanti dei quartieri popolari, che non devono essere considerati cittadini di serie B rispetto a chi vive nel centro della città, sempre più vetrina per turisti e campo d’azione per speculatori e palazzinari.”

Il problema delle “case vuote” non riguarda solo la realtà bergamasca ma tutta l’Italia e, probabilmente, tutto il mondo. Lo si potrebbe definire un “grosso squilibrio abitativo”. Tutti abbiamo diritto ad “abitare”. Sono convinta che non dovrebbero esistere persone senza casa, e che le case non esistono senza persone.

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