Prospettive – Abitare

Coinquilini

di Beatrice Marconi

“Pronto? Ciao mamma. Sì, sto bene e voi? Qui tutto alla grande. Sì, ho disfatto la valigia. Sì, ho messo in frigo le lasagne. Mamma, vivo con loro da due mesi, sono dei tipi a posto: non c’è bisogno che me lo chieda ogni volta! Non preoccuparti, siamo bene organizzati: abbiamo dei turni per tutto ciò che c’è da fare in casa, questa settimana devo pulire il bagno. Sì, la zona è bella. No, non c’è brutta gente in giro. A casa non c’è ancora nessuno, gli altri tre hanno detto che sarebbero arrivati stasera. No, non ho paura di stare da sola. Va bene, salutami papà. A sabato. Ciao.”

*click*

Dio, quanto rompe. Quando ho visto l’annuncio in cui ‘sti tre matti cercavano una coinquilina non ci potevo credere. Fa strano pensare di vivere a Milano. A volte lo dico ad alta voce per ricordarmelo e mi sento subito un po’ borghese. Poi mi ricordo che in realtà vivo a Corvetto. Per l’appunto, fammi chiudere ‘sta finestra che qui non si sa mai… Ho fame. Frigo vuoto chiaramente, mai che nessuno si degni di fare un cazzo. Va be’, io ho le mie lasagne, loro si arrangeranno. Finalmente del vero ragù! Settimana scorsa Laura ha cucinato solo le sue stronzate vegane. Dopo questa delizia mi sento più buona: magari lavo pure il mio piatto. Però prima devo andare in bagno. Che schifo. Se trovo quello che non tira mai l’acqua… Non c’è neanche la carta igienica. Grandioso.

Una grande famiglia felice?

di Francesco Placenza

Dieci è il nostro numero, mio e della mia famiglia. Eh sì, siamo sei fratelli, i miei genitori, la nonna (paterna) e il nonno (materno), e tutti viviamo nella stessa casa. Insomma un casino. La nonna fa la “suocera” più con mio nonno che con mia madre, probabilmente perché hanno la stessa età e competono in tutto: ognuno vuole decidere il programma alla TV, sedersi nel posto più a destra del divano, ecc. Come dei bimbi. Riguardo ai veri bambini, Roberto e Teresa, il discorso è lo stesso, non a caso hanno una camera tutta loro (si sta persino pensando di insonorizzarla tanto è difficile sopportali quando sono insieme). Io e gli altri fratelli abbiamo un’altra stanza e “tutto sommato” viviamo serenamente. I problemi sorgono quando dalla cucina giunge il grido: “tra cinque minuti è pronta”; a quel punto, ognuno si mette a correre per raggiungere la doccia ed evitarsi così la coda. A tavola stesso copione, ognuno ha il suo rivale per il cibo: Anna e Fede si contendo l’insalata (entrambe devono dimagrire); io, Paolo e papà facciamo a gara per il salame; la nonna e il nonno per il posto in cui sedersi; a Teresa tendenzialmente interessa solo ciò che ha in mano Roberto. La mamma è l’unica sempre tranquilla in casa, forse quella che, nonostante la fatica dell’esser tanti, ci tiene davvero uniti.

L’hikikomori

di Lorenzo Caldirola

Non è facile spiegare la mia situazione. E dove è quasi sconosciuta, come in Italia, lo è ancora di più.

Certo a prima vista non sembrerebbe nulla di nuovo. Senza conoscermi si potrebbe dire che non esco mai di casa perché sono depresso, o agorafobico, o che avendo passato troppo tempo su internet sono diventato incapace di instaurare relazioni reali con vere persone, ma non è così.

Non posso negare che, seppur in modo sfumato, queste definizioni mi si addicano; solo non sanno raccontare la mia scelta.

Dovete infatti sapere che essere Hikikomori, ovvero segregati in casa, non è una malattia, bensì una forma di protesta. Sulle spalle di noi adolescenti e giovani adulti gravano molte responsabilità e aspettative, e non tutti siamo in grado di reggere.

Non pensate però a me come un vigliacco, un debole con la sindrome di Peter Pan; consideratemi invece come un obiettore di coscienza, un uomo che sulla base di fondate convinzioni si rifiuta di fare qualcosa che disapprova.

Ahimè le alternative non sono molte. Se non vuoi vivere come tutti gli altri, l’unica cosa che puoi fare è esiliarti.

Se penso di poter cambiare le cose? Da solo certo no, ma siamo in diversi milioni su questo mondo e prima o poi qualcuno darà il giusto peso alla nostra silenziosa protesta.

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