No pago affitto

di Francesco Marinoni

Questo mese Altro che musica dà spazio a un artista un po’ diverso dal solito. Ne abbiamo sentito parlare un po’ dappertutto: da fenomeno virale su internet è passato alla stampa e alla televisione, partecipando addirittura a un talk show. Sto parlando del “rapper” di origini ghanesi Bello Figo, che con “No pago affitto” ha raggiunto un’improvvisa e larghissima notorietà. Su di lui e sulla canzone si è scritto e si è detto tanto, con opinioni molto contrastanti di personaggi della scena musicale, giornalisti ed esponenti di partiti politici. Per chi non lo conoscesse, il personaggio in questione ha lanciato un pezzo in cui esplicita gli stereotipi sull’ “immigrato fannullone”: arrivato in Italia senza la minima intenzione di lavorare, vive in hotel a 4 stelle a spese dello Stato italiano e ha tutto quello che vuole (“case, macchine, fighe”).
Forse non tutti sanno però che Bello Figo è attivo già da qualche anno, anche se mai aveva ricevuto così tanta attenzione mediatica. Andando ad ascoltare alcune delle sue vecchie canzoni (per esempio “Pasta con tonno” o “Al pranzo”) si notano immediatamente due cose. Innanzitutto molti dei clichè utilizzati in “No pago affitto” sono gli stessi che ritroviamo in queste; inoltre, risulta fin da subito chiaro che siamo di fronte a testi ironici, accompagnati da video demenziali, il cui obiettivo non è altro che far ridere. Come è possibile quindi che, se i temi trattati e le modalità di esporli sono rimasti sostanzialmente gli stessi, solo adesso l’italiano medio è venuto a conoscenza dell’esistenza di Bello Figo?
La risposta a questa domanda non è per niente semplice ma si possono sicuramente fare alcune considerazioni utili. La prima è che negli ultimi anni l’insofferenza degli italiani nei confronti della figura dell’immigrato è aumentata notevolmente, il che rende un personaggio come Bello Figo insopportabile se lo si prende alla lettera. Senza dubbio poi il ruolo di internet nella diffusione rapida di No pago affitto non è da trascurare, anche se naturalmente non si tratta di una novità del 2016: i fenomeni “virali” sono oramai all’ordine del giorno da qualche anno. Il punto cruciale però è che a differenza delle sue precedenti canzoni, in cui l’artista si limitava banalmente a dipingersi come un personaggio dotato di “swag” in grado di far strage di ragazze, qui ha fatto un passo oltre: è entrato nelle case degli italiani e gli ha urlato in faccia che non paga l’affitto. È la casa (sia come luogo fisico sia come nazione) il tema scottante che viene affrontato, seppur in modo stupido, in questa canzone.
Il meccanismo è interessante: spesso si parla del confine oltre il quale l’ironia diventa scomoda e con “No pago affitto” si scopre che questo confine forse è più vicino di quanto sembri. Senza arrivare a fare ironia su argomenti tabù come la morte o le tragedie, Bello Figo, scherzando su una questione che parrebbe banale come l’abitare in una casa, è riuscito a farsi odiare da migliaia e migliaia di persone, tanto che è spesso costretto ad annullare eventi in tutta Italia per la presenza di gente disposta a dargli fuoco.
Questo è un segnale inequivocabile di come l’abitazione rappresenti ancora oggi, nell’era del benessere economico, un bene da non dare per scontato. Ma è anche una spia preoccupante, che dimostra quanto sia difficile per l’italiano medio farsi prendere in giro su temi delicati senza ricorrere a minacce di morte. Bello Figo sarà anche un cretino, ma se iniziamo a prenderlo sul serio sono guai grossi: e facciamocela una risata ogni tanto!

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