La mia seconda casa

di Matteo Rizzi

Lo dicono in tanti ed è bello da pensare: “la mia seconda casa”. É bello credere che davvero nel mondo possano essercene tante, e che addirittura il mondo stesso non sia altro che una grandissima casa per tutti gli esseri umani. Ma un conto è sentirsi a casa, un conto è esserlo davvero. Esiste davvero un altro luogo che ti ha visto crescere, con gli spigoli dei comodini smussati dalle zuccate di un’infanzia troppo vivace, dove puoi mettere i piedi sul tavolo, mangiare sul divano, abbassare le tende per fare quello che tutti sappiamo? Un altro posto che ha senso finché ci sei e lo perde nel momento esatto in cui per l’ultima volta chiudi la porta e dai le chiavi all’agenzia immobiliare? Avete mai cambiato casa? Avete mai visto la vostra casa trasfigurarsi per mano di un nuovo inquilino appassionato di design minimalista? Avete mai provato quel senso di rabbia nel vedere il muratore stuccare i buchi dei vostri chiodi? Ogni chiodo un qualcosa che penzolava dal muro. Il Tuo muro. Quello che sa ogni tuo segreto, ogni tuo imbarazzo, che ti ha visto stracciare i poster de i Tokio Hotel o di High School Musical per fare spazio a quello dei Nirvana. E nessuno lo sa, e mentre tu provi a liberarti degli imbarazzi dei ricordi adolescenziali esiste un posto che si ricorda tutto. E non ti prende in giro. E allora che nessuno stucchi i tuoi buchi. Che nessuno rivernici le tue unghiate rosse.  Che nessuno rifaccia l’intonaco. Che nessuno tiri giù le mensole. Fino a quando quel momento arriva. A che cosa servono vecchie cianfrusaglie, muri rovinati, chiazze di latte o caffè sul parquet se tu non ci sei più? Da quel preciso momento cerchi altri luoghi, magari altre città, tra qualche anno magari altri pianeti. Ma quello che si cerca, in fondo, è sempre quello: un muro. Quel muro, il nostro, quello bucato. Quel parquet pieno di chiazze. Ma il muro è stuccato, o magari è stato pure abbattuto per fare spazio a un locale più grande per qualcuno che per qualche motivo stava cercando il suo vecchio muro, a sua volta stuccato se non demolito, laddove c’era il tuo. Non lo ritroveremo mai. E forse già sai che se un giorno il tuo tornare a casa sarà un tornare da qualcuno, buttandoti sul divano e sospirando nella calma aria della casa dolce casa, quello che avrai in mente sarà ancora quel vecchio muro e quel vecchio parquet.

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