La casa come centro del mondo

di Domnita Prisacari

La coscienza antropocosmica e la partecipazione ai ritmi cosmici che caratterizzavano l’uomo arcaico scompaiono definitivamente in Europa con la rivoluzione industriale. “L’uomo moderno è il risultato di una lunga guerra d’indipendenza di fronte al Cosmo. Egli è riuscito, in verità, a liberarsi in buona parte dalla dipendenza in cui si trova entro la “Natura” ma ha conquistato questa vittoria al prezzo del suo isolamento dal Cosmo. Agli atti dell’uomo moderno non corrisponde più nulla di cosmico; e meno ancora agli oggetti da lui fabbricati. La casa dell’uomo arcaico non era una “macchina da abitare” ma come tutto ciò che immaginava e faceva, era un punto di intersezione tra più livelli cosmici” (“I riti dell’abitare”, M. Eliade, 1990, pag. 92). La funzione dell’architettura era quella di porre l’uomo nel reale, collocandolo nel centro del mondo.

Secondo Bachelard, l’immaginario della casa si sviluppa in due direzioni: l’idea di centro e quella di verticalità. Connesse all’idea di centro troviamo la casa come tana, rifugio, madre, protezione, custodia, nido, oasi, luogo di riposo e rivitalizzazione, cuore; è posta al centro del mondo come la città e il tempio; da questo centro partono e a lui tornano tutti movimenti. La costruzione di qualsiasi dimora umana è una rievocazione della istituzione sacra di un centro del mondo. Il mondo si organizza, si crea ritualmente intorno a un centro. […]

Ogni popolo ha il proprio centro, ogni uomo ha il proprio centro del mondo, è il punto di congiunzione fra il desiderio dell’uomo, o del popolo, e il potere sovrumano capace di soddisfarlo. Il centro del mondo si trova dove si riuniscono desiderio e potere. […]

Lo si può concepire come il luogo della decisione, di partenza, è l’origine, l’immagine della coincidenza degli opposti, un fulcro di intensità dinamica, il luogo dell’energia più concentrata, il focolaio da cui partono i movimenti dell’interiore verso l’esteriore. L’idea è quella di irradiazione e concentrazione. […]  Nell’idea di centro è compresa quella di confine. Il confine non è necessariamente una linea, un recinto. Il senso del confine sta nel centro, è il punto scelto come centro ad irradiare il confine.

Un esempio ci viene dall’uso del palo Kauwa-auwa degli Achilpa in Australia. Il Kauwa-auwa viene infisso al centro di ogni zona nella quale il gruppo decide di fermarsi per qualche periodo, trasformandola nel “posto intorno al Kauwa-auwa del gruppo”, che sarà sentito come proprio per tutto il tempo in cui il palo vi rimarrà piantato. Il Kauwa-auwa è un segno di confine centrale unico e mobile, che controlla sacralmente lo spazio dall’interno. Lungo il primo Kauwa-auwa era possibile, nei tempi del mito, arrampicarsi fino in cielo e prendere gli alimenti necessari, ma dopo un’offesa subita dagli uomini, il dio Numbakula lo ritirò in cielo, interrompendo la comunicazione diretta con il divino. Da allora gli uomini devono restare nel loro ambiente peregrinando in continuazione. La perdita o la rottura del palo significa il ritorno al Caos. Il Kauwa-auwa rappresenta un asse cosmico attorno al quale il territorio si trasforma in mondo e diviene abitabile ed è un simbolo evidente della comunicazione tra i livelli caratteristica di ogni centro.

Tratto dal blog di Architetto nella foresta della Repubblica: http://larchitetto-nella-foresta-design.blogautore.repubblica.it/2013/12/10/la-casa-come-centro-del-mondo/

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