Ali e Radici

di Camilla Facchinetti

Suona la sveglia. Ti alzi, fai colazione, pensi alla tua giornata, inforchi gli strumenti del mestiere (zaino, pc e suppellettili vari) e con i mezzi a tua disposizione esci di casa e raggiungi il tuo posto di lavoro o l’università. Nella casa “Ali e radici” di Colognola suona una sveglia. Poi due. Poi tre. Poi tante quante sono le persone che la abitano (un massimo di sette). Si fa colazione e si pensa alla propria giornata, dopodiché si esce di casa per affrontare il mondo. Niente di più, niente di meno. Ma cos’è “Ali e radici”? È una casa per la semi-autonomia fondata dal progetto “Agatha Onlus”. Ospita solo ed esclusivamente ragazze maggiorenni che hanno già affrontato un percorso nelle comunità per minori ma che vogliono o devono ancora rafforzare concetti come l’autonomia o la crescita personale. Non sono sole, infatti nella casa abitano anche delle volontarie, che vivono la propria quotidianità insieme alle ragazze, mentre delle educatrici garantiscono alcune ore di presenza settimanale e restano comunque reperibili durante la giornata. Ognuno dei residenti ha la propria stanza mentre tutti gli altri spazi sono comuni. All’ingresso e nella sala da pranzo capeggia la lavagna con i turni per pulire, lavare, portare fuori la spazzatura. Tutto questo può sembrare molto semplice, una lineare organizzazione per co-abitare con altre persone. Ma il vero progetto non si limita ad “accasare” temporaneamente le ragazze uscite dalle comunità per minorenni. “Ci sono delle regole, ma non tante quante si possa pensare. Gli obiettivi sono condivisi con le ragazze (ad esempio trovare un lavoro), ma ogni percorso è individualizzato e discusso singolarmente. Queste ragazze sono qui non solo per avere un tetto sicuro ma soprattutto per crescere e realizzarsi. Terminata la loro permanenza (di massimo un anno) le opzioni per continuare sono tre: continuare in altri progetti dell’associazione “Agathà”, trasferendosi a coppie di ospiti in appartamenti educativi a Bergamo e dintorni; cercare un’altra soluzione (come ad esempio una convivenza), oppure semplicemente lasciare “Ali e radici”. Così ci spiega un’educatrice. La convivenza tra volontarie e abitanti non è semplice. Ognuno proviene da percorsi diversi, a volte molto difficili e in tutto questo si deve continuare a maturare e vivere la propria vita. Nelle comunità di minori si è strettamente controllati e così quando, compiuta la maggiore età, si decide di fare ricorso alla casa “Ali e Radici” si sogna un po’ di libertà in più. Una volta arrivati però ci si rende contro che le regole esistono anche qui e che non sarà così semplice. Anche se qui le regole (che sono poche e di “buon senso”, non riguardano più la tutela) rientrano pienamente nel progetto di sviluppo personale, crescita ed autonomia: capire che per vivere siamo noi a doverci imporre delle regole con le quali è necessario con-vivere (se devo andare a scuola, devo svegliarmi presto; se voglio mangiare devo cucinare etc…). Banali forse, scontate quasi per tutti, ma per loro molto severe. Sognano la libertà, ma quando si ha a che fare, dopo tanto tempo passato tra limiti e imposizioni, con degli squarci di autonomia, si vacilla e ci si sente disorientati. Quando si diventa maggiorenni, in qualsiasi abitazione ci si sente come se avessimo il mondo in mano, e invece eccoci ancora chini sui libri o ad aspettare che la lavatrice abbia finito di lavare i panni per stenderli. Così si vive ad “Ali e Radici”, come in tutte le altre case. Le educatrici devono indirizzare ed aiutare nei momenti di bisogno, mentre le volontarie vivono la quotidianità insieme alle ragazze che abitano lì e condividono con loro tutto ciò che riguarda l’essere adulti, “grandi”, comprese ansie e paure. Non bastano poche righe per riuscire a spiegare tutto il lavoro e la dedizione di chi abita in questa casa, ma per riuscire a dare un’idea di come sia vivere in un progetto del genere dovreste immaginare una via di mezzo tra abitare con i vostri genitori e stare in un appartamento con dei coinquilini. L’obiettivo è sostenere e aiutare delle ragazze che hanno avuto delle difficoltà ma che continuano ad essere disposte a credere nel proprio futuro.

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