Mr. Tambourine

di Andrea Calini

Chi è Bob Dylan? Qual è la sua America? O meglio, che cos’è?
È l’America del paese rurale che sta a nord, sferzato dai venti e dove i fiumi ghiacciano, e dove vive la ragazza coi capelli lunghi che mi devi salutare. Controlla che sia vestita pesante, e ricordale che un tempo è stata mia e che per lei, in questi anni, ho anche pregato. È l’America infestata dai signori della guerra che costruiscono le bombe che devono distruggere, che a diciott’anni mi ritengono adatto a premere un grilletto ma non a votare. Ma tutti quei soldi sono davvero la vostra ricchezza? Ditemi pure che sono giovane e ignorante, ma io vi posso dire che nemmeno Cristo potrà perdonare quello che fate. È l’America che well it ain’t no use to sit and wonder why babe. È l’America che ci raccontava che i tempi stavano finalmente cambiando, e che ci diceva che le acque si stavano alzando fino a farci affogare, che le finestre delle case dei senatori avrebbero finito col tremare, che chi oggi perde domani sicuramente vincerà. Diceva a mamme e papà di non criticare ciò che non potevano capire, e di levarsi di mezzo se non volevano tendere una mano. Diceva che i primi si sarebbero trovati ultimi, dietro a tutti. È l’America che aveva sempre Dio dalla propria parte: quando la cavalleria travolgeva gli indiani, quando una sua parte vinceva la guerra civile e poi ci facevano portare a memoria i nomi degli eroi, quando ci aveva fatto accettare la più inutile delle guerre, quando aveva perdonato i tedeschi per quei sei milioni nei forni e adesso siamo loro amici, e che i nemici veri sono oggi i russi, domani i musi gialli, e dopodomani? È l’America della bella Ramona, pelle di bronzo e sguardo d’acciaio, che quando è qui con me sono catturato dai suoi movimenti magnetici, che forse tornerà a sud sapendo di non essere migliore di nessuno (ma nessuno è migliore di lei). È l’America acida dei pomeriggi afosi di New York dove c’è gente nel seminterrato a cucinare medicine e gente sdraiata sul pavimento a cercare il governo, e con Maggie nell’altra stanza convinta che il telefono sia controllato dai federali. È la grande America di Jesse James e Billy the Kid, ed è la piccola turpe America che sbatte in prigione il più bello degli uragani, che con un pugno ti sbatteva all’altro mondo e che sarebbe diventato il campione del mondo. È di questa America che mi vergogno, dice, perché tratta la giustizia come un gioco. Ed è l’America del Tamburino che ci canta le sue canzoni quando non abbiamo sonno e non abbiamo un posto dove andare, che ci porta a viaggiare sulla sua barca magica, dove i sensi si squagliano e le mani tremano. Allora prendimi, Tamburino, e fammi svanire negli anelli di fumo della mia mente, per le fangose rovine dei tempi, portami a ballare sotto un cielo di diamanti con le braccia che mi fluttuano, coccolato dalle onde del mare, circondato dalla sabbia funambolica, con tutta la memoria e il destino portate a fondo. E fammi dimenticare di oggi almeno fino a domani.
La risposta alla nostra domanda? Inutile dire dove cercarla.

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