Come funzionano le elezioni americane

di Fabio Annunziata

Ormai lo sanno anche i sassi che Donald Trump ha vinto le elezioni pur non avendo la maggioranza dei voti a favore.
[Si odono fischi di alcuni sassi indignati che non ne erano a conoscenza].
Neanche i servizi segreti russi sono riusciti a influenzare le elezioni abbastanza da farlo vincere con la maggioranza dei voti popolari. Ma considerata la natura stessa del sistema elettorale americano, non ce ne sarebbe comunque stato bisogno.
Mr. Trump infatti non è l’unico presidente ad aver vinto in questo modo. Tra i suoi illustri predecessori possiamo trovare anche George W. Bush, come lui uno dei più amati e capaci presidenti della storia degli Stati Uniti.
Bisogna però sapere una cosa: per quanto debba essere a maggioranza assoluta ed espressione di un voto popolare, l’elezione del presidente USA non è effettuata direttamente dagli elettori, ma avviene attraverso un’elezione di secondo grado.
I cittadini americani eleggono infatti con modalità differenti  a seconda dello stato di appartenenza (sebbene generalmente venga utilizzato un sistema maggioritario semplice) una lista di “grandi elettori” che avranno il compito, il mese successivo alle consultazioni elettorali, di eleggere a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta i futuri Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti.
Una volta scelti i grandi elettori il nome del futuro presidente è generalmente già noto, poiché questi voteranno in base al candidato che hanno appoggiato durante la loro campagna elettorale, sebbene non sia presente in costituzione uno specifico obbligo a riguardo.
Come contraltare al potere presidenziale nelle stesse elezioni i cittadini eleggono, stavolta direttamente, i membri del “congresso”, il parlamento USA. Una delle due camere di cui è composto, la Camera dei Rappresentanti, viene rinnovata ogni due anni: considerato che il mandato presidenziale ne dura quattro, l’elezione di medio periodo della camera corrisponde di fatto anche a una valutazione sull’operato del presidente, che potrebbe perdere la propria maggioranza da un giorno all’altro.
Data la natura “mediata” del processo di elezione presidenziale, non dovrebbe quindi essere un mistero il motivo per cui si può diventare presidenti USA anche senza avere la maggioranza dei voti popolari a favore: il numero di voti effettivi in mano ad ogni stato è infatti fissato in precedenza, indipendentemente dal fatto che, per esempio, la legittimazione dei grandi elettori del Michigan derivi da una schiacciante maggioranza del 90% dei cittadini oppure da una risicata del 51%.
Per tutti questi motivi qualunque candidato potrebbe ottenere la carica più importante della maggiore potenza militare mondiale senza che necessariamente rappresenti i valori della maggioranza numerica dei suoi cittadini.



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