Trip on the LSD

di Camilla Facchinetti

“Auto-sperimentazione: 19 Aprile, 16.20: 0,5 cc di soluzione acquosa contenente 1/2 promille di tartrato di dietilamide dell’acido lisergico via orale = 0,25 mg di tartrato di LSD. Diluito con circa 10 cl di acqua. Senza sapore. 17.00: inizio vertigini, sensazione di angoscia, distorsioni visive, sintomi di paralisi, desiderio di ridere. Aggiunta: a casa in bicicletta. Dalle 18 alle 20 circa la crisi più acuta.”
(Dal diario personale di Albert Hofmann).

Hofmann riuscì a scrivere le ultime parole solo con grande sforzo. Era chiaro, adesso, che l’LSD era stato la causa dell’insolita esperienza che aveva avuto il giorno prima. Ricordava a malapena l’ordine esatto di quello che era successo: le percezioni erano alterate e molto più intense. Dovette lottare per parlare in maniera intelligibile. Chiese al suo assistente di laboratorio, che era al corrente dell’esperimento, di accompagnarlo a casa. Andarono in bicicletta, non c’erano automobili in vista (durante la guerra solo pochi privilegiati potevano permettersele) e nemmeno soluzioni alternative all’orizzonte.
Sulla via del ritorno, cominciò a sentirsi perseguitato. Ogni cosa nel suo campo visivo fluttuava ed era distorta, come se fosse vista in uno specchio ricurvo. Gli sembrava che ogni più piccolo rumore avesse trovato la strada segreta per arrivare fino a lui, con precisione. Improvvisamente ebbe paura. Si creò una distanza tra lui e il suo corpo. La paura divenne terrore. Aveva la precisa sensazione di essere immobile. Stava pedalando sempre più velocemente, lo spazio intorno a lui si allargava, lo inghiottiva. I rumori diventano colori, lampi di blu, strisce di rosso. Aveva la sensazione di essere bloccato nello stesso posto, anche se il suo assistente gli disse in seguito che avevano pedalato di gran lena. Alla fine arrivò a casa sano e salvo; riuscì appena a chiedere a sua moglie di chiamare il medico di famiglia. Si ritrovò, da solo, seduto sulla poltrona; gli oggetti parevano animati, il mondo era completamente diverso. Pensò: “sono pazzo”. Panico, panico. Lontano da lui, molto lontano, nel mondo creato dalle sue stesse vertigini, vide comparire il suo assistente, poi sua moglie. Sentì alcune parole. Il medico. Sembrava quasi che si stesse fermando il cuore, si stesse fermando il tempo. “È come morire” pensò. Il cuore era fermo. Disse al medico: “Sto morendo”. Ma lui gli stava misurando la pressione, ascoltava il battito e alla fine disse: “È tutto perfetto, non si preoccupi”.

Il chimico svizzero Albert Hofmann sintetizza per la prima volta il 16 novembre 1938 il dietilamide-25 dell’acido lisergico, lo psichedelico comunemente conosciuto come LSD e cinque anni dopo, il 19 aprile del 1943, lo assume personalmente per sperimentarne gli effetti. Il primo “viaggio” avviene proprio in sella alla sua bicicletta per le strade di Basilea. E’ così che la giornata del 19 aprile viene successivamente ribattezzata “Bicycle Day”. Pedalando sotto effetto dell’ LSD, Hofmann sostiene di aver vissuto una “realtà fuori dal proprio ego, un misto tra rivelazione epifanica ed esplosione di creatività”.
Così come Hofmann, anche noi in qualche fresca notte d’estate in compagnia di amici e buon vino, non abbiamo forse inforcato la nostra bicicletta per tornare a casa? La patente era ancora un progetto, la mamma che ci veniva a prendere già un lontano ricordo, i bus a quell’ora un’utopia.
Hofmann ci ha tristemente lasciati nel 2008 alla veneranda età di 102 anni, ma fino all’ultimo istante della sua vita si è ricordato di quella eroica pedalata. Quando, ormai vecchi, ricorderemo la nostra gioventù potremo raccontare delle notti passate in sella, cercando di rincasare. Racconteremo che era un viaggio rischioso, che nascondeva imprevisti in ogni incrocio e ogni tombino. Nessun motore di sorta, ma solo il desiderio di pedalare ci portava a casa. Una volta aperta piano, molto piano, la porta, lasciavamo la bici appoggiata alla parete e filavamo a letto. Salvi anche sta volta.

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