Prospettive – Bicicletta

Il ciclista della domenica

di Francesco Marinoni

Buongiornissimo gente! Sapete che giorno è oggi? È il mio giorno preferito: finalmente domenica! Diamo un’occhiata all’ora… sono già le 8:30, maledizione, sono in ritardo! Non posso assolutamente mancare l’appuntamento domenicale con la mia amata bicicletta, anche se gli anni ormai iniziano a farsi sentire: ma non è certo una buona scusa. Sarò anche un cinquantenne, ma non datemi del rammollito!
La strada oggi è solo mia, i semafori neanche li guardo, devo tenere il passo. E non provate a suonare il vostro maledetto clacson: ho il pieno diritto di prendere la superstrada in contromano e sono pronto ad affrontare chiunque abbia intenzione di negarmelo. Un’altra cosa che dovete capire tutti è che quando siamo in gruppo (cioè sempre) non possiamo assolutamente metterci in fila indiana: troppo facile pedalare in scia, va a finire che quello dietro non fa mai fatica! Non possiamo fare altro che occupare tutta la carreggiata, è evidente. Anzi, a dirla tutta penso che dovrebbero impedire la circolazione a tutti voi la domenica mattina. Sarebbe perfetto: voi non vi stressereste più perché vi occupiamo la strada e noi saremmo liberi di pedalare in libertà. Quando sarò io sindaco cambierà tutto, ve lo garantisco. Intanto anche oggi ho macinato chilometri e smaltito la sbornia della sera prima.

Il ciclista disciplinato

di Fabio Annunziata

Sognando Amsterdam. Giulio pensa che questo è il titolo che darebbe al film della sua vita.
Uno di quei film in bianco e nero su una vita straordinariamente ordinaria. È questo che sogna alle sette di mattina mentre indossa il gilet catarifrangente e si appresta a partire.
Direzione: il suo ufficio. Respira a pieni polmoni la fresca aria mattutina; si illude che oggi sarà un giorno diverso dagli altri, che l’umanità stia finalmente compiendo il salto evolutivo tanto agognato verso l’ecosostenibilità.
Percorre i primi duecento metri e non riesce a credere a ciò che vede, o meglio, a ciò che non vede: nessuna automobile. Galvanizzato aumenta la pedalata, assapora la libertà di muoversi senza pericoli sulla sua amata due-ruote. Svolta la curva e il suono di un clacson preannuncia il rumore delle sue illusioni infrante: una colonna interminabile lo precede minacciosa.
Deve decidere su quale lato sorpassare le auto: entrambe le opzioni sono pericolose.. Decide per la sinistra e già sa che dovrà evitare il SUV guidato dalla madre che deve accompagnare il figlio a scuola e che non può permettere che arrivi in ritardo; evitare la brusca frenata dell’agente di commercio che viene distratto da un importante messaggio sul suo smartphone; attendere il semaforo verde e partire con uno sprint più veloce di quello degli automobilisti.
Sono vent’anni che Giulio sogna Amsterdam: la pensione è lontana e sa bene che la civiltà tarderà ancora ad arrivare, qui. Ma non perde la speranza: giungerà il giorno in cui potrà finalmente vivere il suo sogno.

Non cambieranno mai

di Francesco Placenza

Un’altra volta. Non li sopporto più. Ma porca miseria, già la strada è stretta, se per giunta voi ci state in mezzo, dove devono andare le macchine? Adesso mi tocca stare qui, dietro la lenta bici di un vecchio, e non posso nemmeno suonare perché poco più avanti c’è la volante della polizia. Finalmente dall’altra corsia non arriva più nessuno, posso superare. Nel farlo lo guardo in faccia: nemmeno si è accorto della coda che ha creato dietro di sè. Guarda solo davanti, e non vede tutto quello che gli sta attorno. Proseguo nel mio ritorno a casa, lasciando alle spalle il nervoso e pensando “dai, adesso faccio la strada per i campi, almeno lì non ce ne sono”. Non l’avessi mai pensato. Eccoli là, con i caschi e le tute tutti colorati, che procedono uno accanto all’altro, perché stando in fila non possono chiacchierare. Li raggiungo e, come se non bastasse, dall’altra parte arrivano altre macchine. Il nervoso che credevo di aver sedato ritorna, e anche più esplosivo di prima. E resisto poco. Tiro un violento pugno sul clacson. Ecco che cominciano, nel farsi da parte, in fila, a gridare e sbraitare, lanciando parole che non riesco nemmeno a cogliere, forse perché sono più intento a pronunciare le mie, che credo non siano qualitativamente diverse. Li supero e li battezzo tutti, poi proseguo ancora verso casa. Questa volta è meglio che non pensi se incontrerò qualcuno.

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