Gli eroi son tutti giovani e belli

di Andrea Calini

Le ragioni del viaggio sono molteplici; lo si fa per soddisfare desideri di conoscenza, di contatto, di avventura. Per assaporare culture e orizzonti diversi. Si viaggia per la “stessa ragione del viaggio: viaggiare”. Oppure, si decide di partire per regalare qualcosa agli altri, a chi non ha il privilegio immediato di riempire uno zaino e mettersi in cammino. Per stupire gli altri, per coinvolgerli, in una sola parola: per raccontare. E la dimensione del racconto, così centrale nello sviluppo della cultura occidentale, marca anche la storia di un giovane ragazzo brianzolo, classe 1864, che alla fine del suo secolo decise di trasformare passione e talento in un mestiere, quello (appunto) del narrare agli altri del proprio viaggio. Luigi Masetti è il nome del prodigioso, all’epoca dei fatti quasi anonimo, giovane ciclista che fece appassionare i lettori milanesi del Corriere della Sera del 1893 con una rubrica settimanale in cui raccontava quello che gli era capitato. Il reportage si chiamava “il viaggissimo”, ed usciva sulle colonne dell’edizione del lunedì. Ma partiamo dall’anno precedente.
Siamo nel 1892: sono i primi anni di vita della bicicletta (all’epoca declinata al maschile, “il bicicletto”) e Luigi, di coscienza libertaria e morale anarchica, ne comprende subito le grandi potenzialità: decide di intraprendere un viaggio che lo sappia mettere alla prova. E così parte per effettuare una sorta di interrail ante-litteram, su due pedali invece che su due binari. Milano-Parigi-Amsterdam-Berlino-Milano. 3500 chilometri. Al suo ritorno, viene inevitabilmente accolto come un eroe, come un Marco Polo di provincia. I suoi racconti colpiscono e scolpiscono gli immaginari dei compaesani. Così decide di puntare in alto, qualche mese dopo si reca alla sede del quotidiano meneghino e propone al direttore Viollier un accordo: chiedeva una sponsorizzazione di 500 lire, da pagare in anticipo, per effettuare una tratta transatlantica in bicicletto. Da Milano a Chicago, passando attraverso Svizzera, Francia e Inghilterra dove avrebbe caricato gambe e ruote su una nave fino a New York. In cambio, avrebbe scritto per i lettori del giornale una rubrica settimanale. Il direttore cede dopo alcuni ripensamenti. Una calda mattina del luglio ’93, Masetti parte salutato da un centinaio di milanesi accorsi per l’occasione. Tornerà tre mesi dopo, dopo aver conosciuto per pochissimi minuti il Presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland. Un tripudio accoglierà il rientro in patria dell’anarchico su due ruote, che qualche anno dopo, in occasione delle rivolte del pane e dei conseguenti cannoneggiamenti di Bava Beccaris, sceglie la strada della militanza, divenendo la staffetta tra le barricate dei rivoltosi.
Da quei giorni, di lui si sono perse le tracce. Non si conosce la data di morte né il motivo. Non si sa come sia invecchiato. Ma è forse così che dobbiamo ricordarlo, giovane e bello a bordo del suo bicicletto, alla conquista dell’America e del cuore di un pugno di lettori.

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