‘Ol brevì

di Giulio Bonandrini 
 
In un prato poco curato, appena sotto le mura di Città Alta, un piccolo bruco camminava lentamente, rincasando da scuola. Era stata una giornata difficile. 
Ormai tutti i suoi amici stavano cambiando. Era iniziato tutto due anni prima. In partenza pochissimi, poi sempre di più. Scomparivano per un paio di giorni, e quando tornavano, di colpo, erano delle fiere e leggere, coloratissime farfalle. 
Si sa che le farfalle sono animali fieri, e i compagni di Breviario, il nostro amico, non facevano eccezione. Discutevano solo tra loro e lasciavano in un angolo quelli, ormai pochi, rimasti come lui. 
‘Ol Brevì, come lo chiamavano i suoi amici, non era un bruchetto come tutti gli altri, tanto che un giorno fece una pensata: “dirò loro una bugia” si disse “farò loro credere di essere una farfalla”. Si mise d’impegno: negli anni successivi, senza mai saltare nemmeno un giorno, si esercitò per imparare a saltare più di qualunque altro bruco prima di lui. Diventò così bravo che riusciva a stare in aria per dei minuti, come volasse. 
Si era costruito delle ali di foglie, incollate sul dorso con due piccoli punti di resina. 
Parlava fiero a tutti della sua trasformazione, di come e quando era avvenuta. Inventava particolari precisissimi pur di farsi credere. 
Pian piano venne accettato. Si rivolgevano a lui come una farfalla e lo trattavano come tale. “Finalmente” si diceva all’inizio, “li ho gabbati tutti”. 
Piano piano però si accorse che doveva inventare ogni giorno nuove bugie. A ogni bugia ne seguiva un’altra per giustificare la precedente.  
Quanto avrebbe voluto non dover mentire.  
Le farfalle iniziavano ormai a nutrire qualche dubbio, si accorgevano che qualcosa non quadrava. Nel raccontare a tutti cose diverse, ‘Ol Brevì ormai non si ricordava più a chi aveva detto cosa. In più gli altri bruchi erano arrabbiati con lui per come si era comportato con loro dopo essersi “trasformato”.  
Sentiva di non avere amici, perché un amico è uno a cui dici solo la verità. E se non la dici a nessuno, prima o poi, rimani solo. 
Ma per fortuna, a qualcuno, ‘Ol Brevì stava a cuore: si chiamava Rosita, La Rosi [che animale è?] per le amiche. 
La Rosi decise un giorno di aiutarlo: muovendosi a passettini felpati gli arrivò alle spalle e in un batter d’occhio gli strappò via le ali di foglie che si era accuratamente costruito. 
Libero da quel peso ‘Ol Brevì vide che poteva saltare fiero e leggero in altissimo, così in alto che non lo si vedeva più, così in alto che lui stesso si sorprese. E quando, in cima alla curva del salto, sembrava dover iniziare a scendere, si accorse, in un battito d’ala, di essere diventato anche lui una farfalla.

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