Mamma, papà, sono etero

di Camilla Facchinetti

Froci. Finocchi. Checche. Culattoni. Sono contro natura. Poveretti, hanno una malattia. Chi di voi è l’uomo e chi la donna? Cammina contro il muro che c’è quel bar per i froci di là. Finché sono a casa loro mi sta bene, ma che non si facciano vedere in giro. Non facciamoli vedere ai bambini. Io voglio bene a mio figlio, ma se fosse gay lo sbatterei fuori di casa. I gay sono delle donne represse. Le lesbiche sono tutte camioniste. Le lesbiche sono degli uomini mancati. Sei lesbica perché un uomo non ti vorrebbe mai. Essere gay è peccato. Io non sono omofobo ma… . Essere gay va di moda. Non fare il frocio. Il gay pride è una carnevalata. I froci sono tutti delle puttane. Non affiderei mai un bambino ad un gay. I gay fanno schifo. Frocio di merda.
La lista in realtà sarebbe molto più lunga.
Le unioni civili sono state da poco approvate, ma al contrario di quello che dice la legge italiana, l’approvazione della brava gente mia connazionale tarda a farsi sentire.
“Mamma, papà, sono gay”. Chi è omosessuale si sente in dovere di comunicarlo alla famiglia, ed è sempre un salto nel vuoto. Cosa penseranno di me? E se non fossero felici? Mi vorranno bene comunque? E’ proprio quest’ultima domanda che dovrebbe farci paura. Quanta crudeltà riversiamo contro la comunità LGBT (lesbica, gay, bisex, trans) per far sì che i figli dubitino dell’affetto dei loro stessi genitori?
Essere gay fa paura; certo, non per tutti per fortuna e non a tutti nello stesso modo, ma vorrei chiarire un punto fondamentale. Essere gay non è una scelta. Davvero credete che, potendo scegliere, una persona deciderebbe di intraprendere la via più difficile? Una vita fatta di difficoltà, incomprensioni e, nel peggiore dei casi, di violenza fisica, sapendo che si potrebbe evitare tutto questo semplicemente amando qualcuno del sesso opposto? Non penso proprio.
O per meglio dire, certo, si può sempre mentire a se stessi. Si può sposare una persona che non si ama e avere anche una famiglia, dei figli ed una casa priva d’affetto e colma di risentimento.
L’Italia ha approvato le unioni civili, ma gli italiani no.
Per molto tempo mi sono chiesta cosa potesse servire per abbattere il muro che separa etero e gay, per fare capire a tutti quanti che la persona che chiamate “frocio” potrebbe essere il dottore che vi salverà la vita, o l’avvocatessa che vi rappresenterà in tribunale.
L’unica risposta che ho trovato è quella di abbattere questo alone di mistero, un ghetto, in cui rinchiudiamo gli omosessuali, e potere dipanare ogni qualsiasi dubbio.
Quando mi è stato proposto di scrivere questo articolo mi è stato chiesto sottovoce perché “Scusa ma in casa c’è mia nonna e di questo non posso farmi sentire parlare”; con quelle mezze parole che odio così tanto “sai, ehm, dato che tu, ecco, insomma, lo sai, dato che tu sei così, potresti scriverlo tu quel pezzo di cui ti parlavo”.
Ora basta. Sono stufa. Siamo nel 2017 e c’è ancora chi cita la Bibbia per nascondersi.
Mi chiamo Camilla, ho ventuno anni, frequento l’università di Bergamo e sono lesbica.
Ve lo dico con il cuore in mano, ho le pulsazioni a mille sapendo quello che ho appena scritto.
Avevo paura? Si.
Ne avrò ancora? Mai più.
Nel film “In & Out” (1997, diretto da Frank Oz) un professore di letteratura inglese in una piccola cittadina dell’Indiana, appassionato di poesia e di Barbara Streisand, ormai prossimo al matrimonio con la sua storica fidanzata si scopre essere gay.
Dopo questa dichiarazione la vita del professor Howard viene sconvolta, e viene di colpo assediato dai giornalisti e dalle domande di studenti, genitori e soprattutto della fidanzata. Ma grazie a Peter, un famoso giornalista omosessuale arrivato in città per raccontare questa vicenda, Howard troverà il coraggio di ammettere la propria omosessualità e di dichiararla a tutti. Nella scena finale tutti gli studenti del protagonista per sostenerlo, si alzano e dichiarano di essere gay, in questo modo la nobiltà d’animo del professore verrà riabilitata, ecc…
Non viviamo in un film americano buonista degli anni novanta e quindi no, nessuno si alzerà in piedi quando vi dichiarerete. Io ero sola. Probabilmente voi sarete soli. Per molti anni ancora saremo soli.
Certo, esistono un sacco di associazioni come l’arcigay ma la verità è che la nostra vita privata è, per l’appunto, privata. Anche solo uno schiaffo dopo avere “confessato” o un silenzio troppo prolungato potrebbero troncare i rapporti familiari per sempre.
Ora vi confesserò una cosa; sono una codarda. Solo metà della mia famiglia sa “ufficialmente” che sono gay, l’altra metà fa finta di ignorarlo perché non ho esattamente appeso manifesti in giro per la città. Però sono stanca della zia che mi chiede dove sia il mio fidanzato o del fatto che non posso presentare la mia ragazza alla mia famiglia. Sono stanca di sentire mio zio che bestemmia davanti ai suoi figli però, “ah no! Copritevi gli occhi che non voglio che diventiate finocchi pure voi”.
Io ho voluto bene alla mia famiglia, tanto e per tanto tempo, ho provato a convincermi del fatto che avrei potuto continuare così, a nascondermi, ma la verità è che in fondo noi siamo essere umani condizionati da tutto e da tutti ed esiste solamente una piccola, minuscola e probabilmente per gli altri insignificante parte di noi in cui siamo veramente liberi. E’ come un soffio flebile che si fa sentire di tanto in tanto, è debole e cerchiamo continuamente di soffocarlo ma solo in quel nostro piccolo spazio di noi stessi non abbiamo bisogno di mentire, di essere noi, di essere leggeri.
Ho un macigno che mi preme sul petto da troppo tempo e non sono un’ipocrita, quindi glielo dirò, e se dovesse andare male, pazienza; saprò che finalmente quella vocina flebile che chiamiamo coscienza sarà più vera.
Nutro la vana speranza che queste poche parole siano di aiuto per qualcuno, e lo so che solo qualche riga prima ho scritto che siamo soli, ma non abbiamo sostegno solo nel frangente in cui le parole “sono gay” riecheggeranno nella stanza in cui vi trovate; dopodiché uscite, ditelo ai vostri amici, agli sconosciuti o al gatto della vicina, insomma, lasciatevi pervadere dalla sincerità.
Molti se ne andranno, vi tratteranno male o addirittura cercheranno di farvi del male, ma se avete bisogno di aiuto troverete ancora lì, al vostro fianco le associazioni che vi proteggeranno o l’amico di sempre, che lo sapeva già, e vi vuole bene, come al solito perché “cosa vuoi che cambi tra di noi”.
Per me è stato così, e spero davvero che lo sia anche per altri.
Concludo con le parole di uno dei miei cantautori preferiti che penso calzino a pennello:


” […] Dev’ esserci lo sento, in terra o in cielo un posto,
dove non soffriremo e tutto sarà giusto […]”

(F.Guccini, “Cirano”)

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