Low hanging fruit

di Alfredo Marchetti
                                                                                                          
Si parla di sesso o è ancora considerato un tabù?
Forse meno rispetto a cinquant’anni fa, senza dubbio, ma l’alone di mistero e sacro timore è ancora lì che avvolge parole e pensieri. Riviste e giornali ne parlano con una certa costanza? È vero, ma ho come l’impressione che si scavi poco, che quel che interessi sia più la meccanica o ciò che più ci fa sorridere del sesso. E a essere onesti non mi va proprio giù che si rida di noi, dell’attività più intensa e fragile concessa all’uomo. Condannerei questi eresiarchi per blasfemia se solo fossero altri i tempi.
So che qualcuno potrebbe obbiettare che non tutto vada portato alla luce del sole perché ci sono cose che al calore di questa si degraderebbero, ma io mi ostino, anche perché credo che la posta in gioco sia troppo alta per non rischiare.
La sessualità nei ragazzi è liquida, disciolta in essa vi scorrono i desideri, la fantasia e lo spirito di un uomo. E quanti mulinelli, turbini e uragani in questo corso, quanta sofferenza, quanti crucci. Solo una minima parte è piacere, e spesso mutilato. In questo disordine si forma l’uomo, dall’incontro con l’altro e dalla dimensione stessa del rapporto prendono forma molti degli aspetti di una personalità, acquistano nitore. Viceversa il comportamento di un uomo nelle sue attività affettive e sessuali lascia riverberare i suoi difetti più intimi e le sue virtù.
Mi piace pensare ad un rapporto sessuale non solo in quanto apice di una escalation emotiva bensì come metafora dell’esistenza, una frazione di questa che, paradossalmente, la contiene. Esagero, lo so. Ma proverò a convincervene o almeno a insidiare qualche dubbio.
La serie di eventi, in un amplesso, inducono l’uomo a uno stretto contatto con l’altro e con se stesso.
I corpi iniziano a conoscersi, imparano a camminare l’uno sul terreno dell’altro e così una nuova terra scoperta diventa confine per la propria. Da una corretta e rispettosa “indagine morfologica” valichiamo le frontiere individuali e, dopo aver conosciuto l’altro, ne elaboriamo un ricordo e ne rispettiamo il rimando. È forse anche nella densa nube delle pratiche sessuali, antiche e moderne, che si possono rintracciare le cause dello sprezzo e del timore che l’uomo prova per la donna, la sottomissione e l’abuso del corpo sono precursori di un isolamento sociale.
Cosa fare?
Innanzi tutto abolire o, per lo meno, contrastare la “privatizzazione” dell’educazione sessuale, lasciare gli adolescenti in mano alla televisione (in piccola parte) e alla pornografia (in massima) è deleterio non solo per la loro esperienza sessuale ma anche per quella sociale.
È infatti dall’educazione emotivo-sessuale che prendono forma molti dei lineamenti di una personalità, specialmente perché l’incontro sessuale è incontro col piacere e con la problematicità del suo raggiungimento.
Ogni uomo deve comprendere che innumerevoli sono le vie per giungere al piacere ma solo poche ne implicano uno condiviso e duraturo.
Si può ben dire piacer figlio d’affanno perché la capacità di tendersi e impegnarsi per il raggiungimento di un obbiettivo è peculiare di molte pratiche che hanno come oggetto il piacere. Se poi questo acquista la sua essenza in funzione dell’attesa, saper attendere e realizzare processualmente un percorso sta nell’ordine fisiologico delle cose. Gli obbiettivi non devono essere dunque immediati, facili, ma in amore così come in altro, ciò che facciamo non può che essere risultato di un travaglio, di uno sforzo, talvolta immane. Sono la fatica e il dolore la moneta di scambio con la quale, alla fine di uno slancio, acquistiamo la nostra ricompensa meritandoci il riposo. Nel sudore della fronte dell’uomo si enuclea il piacere, nella sua dimensione più tangibile, più umana. La pornografia e questa idea di sessualità immediata e sproporzionalmente competitiva non solo teorizzano un ideale di piacere spiccio, immediato ma annichiliscono anche il soggetto ponendo un implicito confronto con gli attori in gioco. E così come la pornografia, tanti altri mezzi, quali la televisione, compromettono la sfera sessuale individuale annullando il percorso personale e segretissimo di ogni uomo, rendendolo pubblico, impoverendolo.
Si può infine provare a invertire il corso delle nostre abitudini, a lavorare su noi stessi, senza darci per scontati. Lì, dove mai si volse il nostro sguardo, troveremo nuove risposte.
Un piccolo passo per l’umanità, un grande passo per l’uomo.

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