La tortura più vecchia del mondo

di Matteo Rizzi

Un po’ come con un vasetto di marmellata: ogni giorno qualcuno lo ruba dalla credenza e si fa due o tre cucchiaiate, ma quando la nonna rimprovera i nipotini, tutti si guardano come per dire: “non sono stato io, a me fa pure schifo la marmellata…”.
Se vi state chiedendo cosa ci facciano i fratelli Grimm nella redazione di Altro, state tranquilli. Non è di marmellata che vogliamo parlare. Si tratta di metafora e se mi è venuta in mente questa, non so proprio cosa farci. Le metafore sono come le libere associazioni, ci vorrebbe Sigmund in persona per spiegarle. Fuor di metafora il dolce della marmellata che molti rubano ma nessuno confessa di avere mai mangiato è il sesso a pagamento. Quello che per forza c’è chi lo fa, ma nessuno lo ammette. Vogliamo parlare di “Bocca di Rosa”, ma non di quella di De Andrè  che lo faceva per passione ed era l’unica. Vogliamo parlare da qui in avanti le perifrasi del linguaggio si sprecherebbero: “passeggiatrice”, “zoccola”, “squillo”, “vacca” ecc ecc. Vogliamo parlare di tutte quelle ragazze sui nostri provinciali. Quelle che alcuni fanno finta di non vedere. Quelle a cui altri fanno gli abbaglianti, quelle a cui altri ancora dicono “troia!” con il finestrino abbassato. Quelle a cui alcuni aprono le portiere e poi agli amici: “io sesso lo faccio già, non ho mica bisogno di pagare!”. Parliamo di tutte quelle ragazze umiliate, sfruttate, dimenticate e recise dal loro stelo prima ancora che potessero sbocciare. Loro stanno lì, ai margini della civiltà, a rischiare la pelle, tra malattie, freddo e umiliazione. C’è solo un altro posto in cui potrebbero andare: una casa chiusa. Non sarà un castello Disney, non sarà il loro sogno di infanzia, ma una dose, seppur piccola, di dignità non potrebbe che dar loro speranza.
La prostituzione esiste, è sempre esistita e va gestita, restituendo, nei limiti del possibile, sicurezza e dignità a Bocca di Rosa e alla Perla Nera.
Non dimentichiamoci di loro.

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