Prospettive – Luoghi

Il mio oratorio

di Francesco Placenza

Don Andrea. Così mi chiamano tutti in paese, a momenti persino i miei genitori con cui vivo in oratorio. Ebbene, proprio di questo luogo vorrei parlare. Non è solo la mia casa, è un po’ la casa di tutti, o almeno di tutti quelli che vogliono avere un luogo di ritrovo. Qui si fa un po’ di tutto: si sta con gli amici, si gioca a carte al bar, si va al cinema la sera ecc. Per non parlare di tutte le attività che proponiamo, a partire dalle più ovvie, catechismo e CRE, fino all’offerta della colazione per i ragazzi prima che vadano a scuola durante i mesi invernali. Tutto questo ce lo possiamo permettere grazie alla grande struttura che abbiamo a disposizione realizzata dal comune (ma non crediate che l’abbiano fatto per promuovere questo luogo di incontro, erano tutt’altre le loro mire) e anche grazie a tutti quelli che decidono di impegnarsi concretamente in un obiettivo condiviso, spendendo anche molto del loro tempo che potrebbero impegnare in ben altra maniera.Nonostante questo gesto gratuito di alcuni, non manca chi pensa di poter fare tutto quello che vuole. La maggior parte di questi, purtroppo, sono giovani, ragazzini di medie e superiori, che, io credo, non avendo un altro posto dove sfogare la loro rabbia o mostrare le loro “gesta”, vengono in oratorio. Una volta mi sono persino ritrovato in mezzo a una scazzottata tra due ragazzi scaturita dal fatto che uno (per divertirsi, disse più tardi) ha fatto uno sgambetto all’altro. Quello, non avendo evidentemente gradito il gesto “affettuoso”, si è avventato su di lui e così io li trovai; nel tentativo di separarli mi sono pure beccato un cazzotto. Adesso, ripensando a questa storia, mi viene anche da sorridere, ma purtroppo, da premesse analoghe, sono nati altri fatti molto meno piacevoli, tanto che ancora mi pesa farli riemergere nella memoria.
Prima ho definito quest’oratorio come un luogo di ritrovo. Aggiungerei che non sempre oggi questa cosa è da ritenersi positiva.

L’abito non fa il monaco

di Lorenzo Caldirola



Generalmente si ritiene che chi frequenta gli oratori alla mia età, diciannove anni, o non sia mai cresciuto o sia un fervente cristiano. Forse per chi è pieno di pregiudizi è difficile capirlo ma, in molte realtà come la mia non esistono enti e luoghi che si avvicinino nemmeno lontanamente al livello degli oratori. Dovete sapere infatti che l’oratorio offre moltissime possibilità che la stragrande maggioranza dei centri ricreativi laici si può solo sognare.
Personalmente adoro passare i mie pomeriggi tra una partita a briscola e una di calcetto per poi concedermi una merenda a prezzo stracciato. Ma esistono molte altre possibilità per divertirsi: ping-pong, air hockey, biliardo, biliardino, giochi da tavolo vari, basket, pallavolo, nascondino ecc.
Oltre a questa marea di svaghi pomeridiani l’oratorio è vivo anche per almeno tre sere alla settimana, ovvero in corrispondenza degli incontri di Serie A e di Champions League, in occasione dei quali il bar si gremisce di tifosi (appassionati o occasionali) che assaltano sedie, poltroncine e divanetti per un posto in prima fila davanti al maxischermo come nemmeno nei migliori pub. Ciò che rende veramente speciali questi incontri però è il vastissimo range di età degli spettatori: si vedono infatti dai bambini di nemmeno dieci anni agli ormai ultraottantenni, ognuno che interpreta il calcio a modo suo contribuendo a colorire l’atmosfera.
Infine nella mia parrocchia il don organizza durante le vacanze natalizie viaggi in grandi città europee (Berlino, Parigi, Vienna, Nizza…) accessibili a poco prezzo a tutti coloro che frequentano il gruppo giovani (ovvero la versione del catechismo dopo i sedici anni), scotto che vale assolutamente la pena pagare.
Credo dunque di aver mostrato come per me e per molti l’oratorio sia un luogo di felice appartenenza, senza che si sia per forza ferventi cattolici.

Il non frequentante

di Francesco Marinoni



Personalmente, l’oratorio non mi ha mai attirato particolarmente e mai come adesso mi sento così distante da questo luogo. Cosa ha da offrire a me, giovane diciannovenne?
Intanto “oratorio”, termine di origine latina, indica un luogo dove si prega: nulla di più inutile per me, ateo convintissimo e incorreggibile. Non posso certo perdere tempo in simili quisquilie. Certo, da bambino andavo al catechismo come tutti, ma solo crescendo ho maturato la mia scelta di abbandonare la fede cristiana. E diciamocelo: all’oratorio ci si andava soprattutto per vedersi con i propri amici; poi ho scoperto che potevo vederli anche da altre parti. Allora perché andare proprio lì?
C’è da dire però che non si può ridurre l’oratorio solo alla sua funzione spirituale: per esempio, d’estate si organizzano i C.R.E., altra tappa pressoché obbligata dell’infanzia di ognuno. Però ormai sono troppo grande per partecipare, potrei forse fare l’animatore ma non è proprio il mio forte. E se devo essere sincero detestavo andarci anche da bambino: sono particolarmente insofferente alle attività di gruppo, che siano balli, canti o giochi organizzati.
Eppure ci sarà qualche mio coetaneo che lo frequenta, potrei provare ad andarci anche io, magari per rincontrare qualche vecchio amico di cui non ho più notizie… ma non prendiamoci in giro! Al mio paese ormai ho tagliato quasi tutti i contatti, da quando ho iniziato a frequentare Bergamo ho conosciuto un sacco di persone molto più interessanti: ho ampliato i miei orizzonti, non voglio certo tornare indietro ora.
Ecco, vedete? Ci ho provato, ve lo assicuro, ma non sono proprio riuscito a trovare una motivazione per andare in oratorio. Beh, non è certo un dramma: evidentemente, non è un mio luogo.

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