Nessuno lo vede, tutti ne parlano

di Daniele Ravizza

Sono passati quindici anni dal debutto del reality in Italia rappresentato da Big Brother, un format televisivo creato nel 1997 dagli olandesi John De Mol e Paul Römer. Dopo aver ottenuto subito un grande successo di pubblico, ad oggi la sua popolarità non è ancora calata, sebbene lo siano gli ascolti; infatti, soprattutto negli ultimi anni, è una trasmissione che decreta il suo successo grazie non alla qualità del prodotto, ma alla sua intrinseca capacità generatrice di discorsi. Nessuno lo guarda, ma tutti ne parlano: oggi un certo pubblico rabbrividisce al solo nominare il Grande Fratello, una parte lo denigra come “trashata”, altri ancora lo scherniscono conoscendone sospettosamente i contenuti, la piccola parte dichiarata che lo guarda ne parla invece solo con chi lo guarda. In questo mosaico di pubblico c’è una sola costante: il Grande Fratello è un luogo intermediale che aggrega e divide, con cui, volenti o nolenti, è necessario confrontarsi.
Come per molta parte dei generi neotelevisivi (reality, talk show, talent show), lo spettatore del reality è assuefatto dal “simulacro di vita che scorre davanti ai suoi occhi in diretta”, nel farsi stesso degli avvenimenti; non importa che ciò che accada sia vero, ma che sia percepito come vero: sappiamo perfettamente che i concorrenti stanno recitando poiché sono coscienti della presenza delle telecamere nella Casa, perciò interpretano dei personaggi, indossano la maschera pirandelliana del tipo con cui vogliono che il pubblico li percepisca. A maggior ragione il GF VIP aggiorna il format estremizzando l’ibridazione tra reality e talk show, attraverso il quale i VIP entrano nelle nostre case dandoci un’illusione di familiarità. In questo caso non si tratta, infatti, come nella versione classica, di nuovi eroi che assurgono dall’anonimato alla celebrità, ma di personaggi già affermati, sebbene in declino, provenienti dal mondo della tv, che tuttavia aspirano ad una nuova fama tramite il trampolino del Grande Fratello.
Il reality diventa così il luogo ideale di proiezione dello spettatore che si tele-trasporta (nel significato più stretto: grazie alla tv) nella Casa; ma anche e soprattutto uno dei tanti luoghi intermediali,  quegli spazi di dibattito e confronto sul web che, grazie a tutti i dispositivi che hanno un accesso alla rete, sono ormai sempre più frequentati di quelli reali, fisici, veri.


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