Intervista ai baristi del ‘Ta Sì!

di Fabio Annunziata

Quando tre anni fa è nato il progetto di Altro-giornale di carta al tavolo della redazione prendeva posto un gruppo di amici accomunati da ordinari interessi da giovani. Ma anche straordinari, come l’organizzazione del festival musicale Young’n Town e della gestione del locale Ta’Sì ad Albino. Il tempo è passato, così come il testimone di questa staffetta redazionale. Oggi torniamo a trovarli per farci raccontare come sono diventati grandi insieme a loro questi progetti. E perché alcune intuizioni non hanno potuto crescere come aspiravano.
Ecco la nostra intervista a Giovanni e Valeria, ex-baristi del Ta’Sì e rispettivamente attuali presidentessa e direttore artistico di Young’n Town Festival.

Ciao Giovanni, ciao Valeria. Parlateci un po’ di che cos’era il Ta’Sì e di che cosa vi occupavate.
Valeria: Il Ta’Sì negli ultimi cinque anni è stata la risposta di noi giovani della valle Seriana alla cronica mancanza di luoghi di aggregazione giovanile. Sebbene facesse anche da bar, e noi ci lavorassimo come baristi, Ta’Sì era più uno spazio comunitario, un luogo di e per tutti: non c’è mai stato un rapporto formale del tipo cliente-gestore.
Giovanni: Sì, sicuramente nell’ambito della valle è stata una realtà unica e speciale, di cui si sente già la mancanza.

Come è nato il Ta’sì e che obiettivi vi ponevate?
G: Ta’sì è nato grazie alla collaborazione con la Cooperativa La Fenice di Albino e alla vittoria di un bando per l’assegnazione dello spazio pubblico.
V: Facevamo di tutto. Soprattutto musica dal vivo, ma anche corsi e laboratori. Purtroppo è risultato difficile coinvolgere i giovani della valle in tutto quello che facevamo.

Come mai?
V: Non lo sappiamo per certo. Non penso che nei giovani manchi la voglia di mettersi in gioco. Probabilmente, a differenza della città, qui la difficoltà è maggiore a causa della dispersività della valle: la densità abitativa è decisamente minore e quindi persone che condividono interessi simili possono anche trovarsi a decine di chilometri di distanza.

Cosa ha decretato la fine di un luogo così speciale?
G: Il bando scadeva in giugno di quest’anno e la nuova amministrazione di destra ha deciso che non fosse più opportuno rinnovarlo. Ha ritenuto fosse meglio mettere in vendita lo spazio ai privati. Adesso è vuoto, esattamente come lo abbiamo lasciato, l’unica differenza è che non ci siamo più noi, i giovani.
V: Diciamo però che era anche considerato un posto scomodo.
G: È vero. Sicuramente la musica hard rock e metal non era apprezzata. Inoltre c’era la percezione che il Ta’Sì fosse un luogo dove gli “eccessi” fossero consentiti. Lo frequentavano anche gente considerata scomoda. Non si nega che si siano fatte alcune stronzate, così come succede anche da altre parti.
V: Abbiamo passato un periodo di crisi in cui siamo stati chiusi tutte le sere per un mese. Ogni sera ci riunivamo per capire come migliorarci e rinnovarci: ad esempio abbiamo organizzato corsi di cucina e spazi bimbi. Abbiamo cercato in tutti i modi di metterci in gioco, ma non è durata tanto. Molti di noi giovani non si sono mobilitati: non hanno capito che se desiderano uno spazio per loro devono anche fare qualcosa, devono “lottare”. Purtroppo però moltissimi alla fine non ci credono.
Comunque è stata un’esperienza positiva.
G e V: Assolutamente sì. La rifaremmo subito se ce ne fosse la possibilità.

Parlateci dei vostri nuovi progetti.
V: Da qualche tempo abbiamo preso le redini dell’associazione Young’n Town, che già esiste da oltre dieci anni. Ogni estate tramite l’associazione organizziamo il festival musicale omonimo qui ad Albino, richiamando molta gente e anche nomi conosciuti della musica. Ci dà moltissime soddisfazioni, il nostro obiettivo è far attivare i giovani della valle e possiamo dire che ci riusciamo benissimo. Ogni anno circa cinquanta volontari aiutano alla realizzazione del festival. È più difficile quando si cerca di mobilitare i giovani per tutte le altre attività che organizziamo durante l’anno…
G: Anch’io, insieme a Valeria, lavoro con Young’n Town. Invece con Il club, un gruppo formato da me e altri ragazzi della valle, spero di vincere il bando Hubi. Ci piacerebbe creare una nostra associazione di promozione giovanile, come ne stanno nascendo altre in Val Seriana.

Non deve essere facile organizzare un festival del genere.
V: Nonostante tutto abbiamo un buon rapporto con l’attuale amministrazione comunale. Sentiamo che potrebbero ancora fare di più, ma comunque ci aiutano e ci danno una mano. Sicuramente trovare i fondi è difficile. Organizziamo durante l’anno cene di autofinanziamento e cerchiamo sempre degli sponsor, e tutto il guadagno del festival va a coprirne le spese, ma ogni anno non sappiamo mai se riusciremo a pareggiare i conti o no…

Vi ringrazio molto per il vostro lavoro e per l’intervista. Un ultimo consiglio che vorreste dare a un giovane che volesse intraprendere questo percorso?
G: Trovare qualcuno che abbia i tuoi stessi interessi, dove possibile prendere esempio da progetti già esistenti e non cercare di fare tutto da soli. Per me lo scoglio più difficile è stato relazionarmi con la burocrazia e il mondo degli adulti. Ci vuole del tempo prima di capire come funzioni, l’importante è imparare dai propri errori.

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