Confini

di Beatrice Marconi

Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla?
(Alessandro Baricco, Novecento)

Il desiderio di conquista e la sete di mondo spingono da sempre l’essere umano alla costante ricerca di nuovi confini, più ampi dei precedenti. L’essere umano tracciava linee e costruiva muri sopra a quelle e da quelle poi partiva per disegnarne altre. L’uomo sapeva che la terra ed il mare continuavano, oltre quel limite, e per questo spingeva e faticosamente lo tendeva ancora e ancora e non era mai sazio.
Ma se non sapessimo dell’esistenza di qualcosa oltre i primi limiti che ci vengono dati? O meglio, se fossimo fermamente convinti che oltre questi non esiste nulla?
Room, film del 2015 di Lenny Abrahamson , racconta proprio questo.
Jack è un bambino di cinque anni e vive da sempre con la madre Joy dentro a Stanza. Stanza è il capanno in cui Old Nick tiene prigioniera Joy da quando l’ha rapita, il posto in cui la stupra, il luogo dove Jack nasce. Tuttavia Joy capisce di dover proteggere il bambino dalla terribile verità e crea per lui un mondo, un mondo i cui confini coincidono con quelli della sua prigione, i cui unici abitanti sono lei, Jack, una lampada, un letto, una pianta, una tv (le cui immagini vengono considerate irreali, perché estranei a quel minuscolo mondo). La donna però un giorno ha un’idea per liberarsi e con uno stratagemma riesce a far scappare il figlio in modo che possa avvisare la polizia.
Una volta libero però, il piccolo si scontra violentemente con il mondo, un luogo che inspiegabilmente esiste anche se si trova fuori da Stanza e l’impatto lo stordisce, tanto da suscitare in lui il desiderio di ritornare alla sua vecchia vita.
Il mondo, come dice giustamente Jack, è qualcosa in continuo movimento, un posto in cui le minacce sono ovunque, in cui le cose non smettono mai di succedere e le persone parlano tutte insieme; ma noi siamo abituati a scegliere, a nuotare seguendo la corrente degli avvenimenti, a proteggerci. La vera domanda, che si fa strada sempre più insistentemente nella testa dello spettatore, è: come facciamo? Forse la chiave sta semplicemente nel confine. Il limite, nonostante sia nostro avversario, è un elemento fondamentale per la sopravvivenza: non è necessario vederlo nitidamente, basta intuirlo ed essere sicuri della sua esistenza. Il confine ci intrappola, ma ci protegge; la sua assenza è terrificante, come un pianoforte con una tastiera infinita.


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