Roba da matti

Non so se si può dire che uno “decide” di lavorare con i matti. Credo che si possa dire che “ci si trova”, ad un certo punto, a lavorare con i matti. Così come, mi pare, non si può decidere di innamorarsi: ci si trova innamorati. Per mille ragioni, cioè per nessuna: per un paio di occhi azzurri, per un gesto di gentilezza, per una coincidenza, per essere arrivati a un appuntamento un secondo prima. O dopo.
Altri potranno dire diversamente, di aver “scelto” di lavorare con i matti, di aver cercato questo mestiere, di essere “portati”. A me è capitato di incrociare le strade di qualche matto e di aver cercato di capire. E devo aggiungere che non sempre ne sono venuto a capo, spesso sono naufragato insieme a loro, talvolta mi è parso di aver trovato una scialuppa non troppo malmessa sulla quale fare un pezzo della traversata insieme a qualche disgraziato. Rischiando ad ogni istante il capovolgimento del legno e quindi la perdita di entrambi.
Certo… sei sfiorato dall’ansia di salvezza, vivi in questo orizzonte. Ma impari presto ad abbandonarlo. E se non lo impari ti aspetta la frustrazione, che nella nostra lingua significa diventare border, “perdersi” accanto a loro. Quando sei perso nessuna storia riesce più ad appassionarti, finisci per automatizzare una quotidianità che ti lascia indifferente, dentro la quale non vedi nessuna chance, nessuna apertura. Il peggio che possa capitare in questo mestiere.
E mi ostino a chiamarlo mestiere, questo lavoro nel campo della differenza, nonostante tanti “colleghi” preferiscano parlare di professione. E di professionalità. E quando sei un professionista hai smesso di vivere la differenza per diventare un tecnico, un esperto, uno specialista di qualche patologia. Ti ascoltano a volte i famigliari che non ne hanno più voluto sapere del fratello o della sorella, del figlio o della figlia, la convivenza con i quali è diventata ad un certo punto intollerabile; ti ascoltano ai corsi di formazione dove arrivano quelli dei master, sempre affamati di nuovi punti ECDM, da infilare nel loro carnet, alias curriculum. Mi è capitato anche di dover scegliere qualche operatore che venisse a lavorare con me e di trovarmi a guardare preoccupato quei curricula zeppi di corsi di formazione di ogni tipo, di ogni specialità, chiedendomi che cosa avrebbero potuto mai imparare in tanti seminari, in tanti laboratori, in tanta informazione, dimenticando infine di trovare il tempo per riflettere, preferibilmente con qualche compagno di lavoro, sull’esperienza che ci si trova a vivere quando si lavora con i matti.
Ti ascoltano ma quando sei diventato un professionista hai anche smesso di ascoltare. Perché non si può ascoltare ed essere ascoltati. Occorre scegliere il campo nel quale stare. Questo è quello che non capiscono i professionisti dell’ascolto, quelli che insegnano ad ascoltare e che raramente, ma è più facile dire mai, sono stati a mangiare la pizza con un matto, mai hanno vissuto la sofferenza di condividere la tragedia della violenza, quella che i tecnici chiamano “acuzia” e che si risolve nel naufragio di un TSO. Perché quando il limite è stato superato non resta che arrendersi al dio della follia che non tollera confini, non si ferma davanti a nessun significato perché tutti li confonde e li svuota.
A volte le strade avanzano, gli enigmi si sciolgono, le persone riprendono a vivere. E le storie riprendono il vecchio filo che sembrava spezzato. Si riparte e si torna a raccontare un’altra storia, che assomiglia, peraltro, almeno un po’, a quella di prima. Contiene lo stesso desiderio, partecipa della stessa idea, sottintende lo stesso sforzo: diventare ciò che si è. No. Non c’è salvezza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...