Prendere posizione

di Alfredo Marchetti

Spiace tu sia capitato proprio su questa pagina, caro Lettore, ma ora che sei qui sei costretto ad operare una scelta. Al rogo gli ignavi.
Pillola blu o rossa? L’hai vista la citazione alla pagina precedente. Finisce con una domanda. E dunque: pillola blu o rossa? Non fuggire Lettore, non voltare le spalle.
Vorrai sicuramente prima sapere quali siano gli effetti e le controindicazioni di questi farmaci colorati. Sono qui principalmente per risponderti, o per lo meno per porti i giusti interrogativi.
Non indugio oltre, cercherò d’esser chiaro e breve più che posso ma tu, stimato lettore, presta attenzione.

BLU:

E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.”
Giovanni 3,19

Eccoti un po’ d’acqua, per mandarla giù meglio. Questa a dir la verità è più un placebo che altro. Domani ti sveglierai al solito orario per il solito lavoro con le solite rassicuranti abitudini. E non parlo solo del caffè-latte, quello non dispiace a nessuno. Parlo delle tue convinzioni, dei tuoi pregiudizi. Sei cresciuto e maturato all’insegna di una pseudo-razionalità che ti permette di vivere così sicuro, di saper sempre discernere il bene dal male, in un modo rapido e superficiale.
Dicevo, ti svegli e vai al lavoro, come sempre. Esci di casa e chiudi a chiave la porta, ti volti e sul pianerottolo opposto incroci lo sguardo col matto dell’appartamento accanto. Tu lo sai, lui è proprio matto, non sei per niente scemo; e proprio per questo ne hai paura.
Ai tempi eri stato un sostenitore della Basaglia, e t’era parso l’ultimo capitolo di una grande liberazione culturale, ma ora, che con questi matti devi conviverci, preferiresti che i manicomi fossero ancora aperti, perché insomma, è evidente, questi non possono vivere con noi. Non possono vivere tra noi. Un uomo privato della sua razionalità non si più definire tale. Nevvero?
Tu ci hai anche provato, ogni tanto hai abbozzato un saluto, o cercato di scambiare qualche convenevole ma il matto non sa sostenere una conversazione, bofonchia parole assemblate casualmente e tu poi, dopo una giornata di lavoro, non stai nemmeno ad ascoltare troppo.
Anche tua moglie ti ha sconsigliato vivamente di intrattenere rapporti con quello lì e tutto il vicinato se ne sta ben alla larga. Ti spiace, lo so, specialmente per la famiglia: caspita, un solo figlio ed è uscito così. Almeno gli trovassero un impiego. Nessuno però vuole averci a che fare e tu, naturalmente, non li puoi mica biasimare. Cerchi di non guardarlo e tiri dritto. Scendi in strada, l’ufficio ti aspetta. Che caldo.

ROSSA:

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra;
non sono venuto a portare pace, ma la spada.
Matteo 10,34

Tieniti forte e preparati. Non allarmarti troppo però, non sta per succedere nulla di davvero eclatante, almeno apparentemente. La tua vita è sempre la stessa; del resto vendo pillole, mica faccio miracoli. Le tue abitudini non sono cambiate, sei sempre in ritardo, i pantaloni sono macchiati e non trovi la giacca. Dovresti darti una regolata e lo sai.
Più o meno vestito, saluti tua moglie, i bambini e il cane, giri la maniglia ed esci. Ma sul pianerottolo ti fermi, tanto ormai sei già in ritardo. In ufficio stanno scommettendo sul numero dei richiami che riceverai a fine anno. Di questo passo ti licenzieranno, caro.
Di fronte a te c’è Nicolò. Lui esce sempre a quest’ora, i suoi genitori ancora dormono. Solitamente non potrebbe uscire, il condominio intero si è lamentato di Nico, spaventa tutti, ha uno sguardo curioso, a detta di molti invadente.
Stai per fiondarti nell’ascensore prima che lui si muova ma ti arresti di colpo. Il muro si crepa e per un istante vedi attraverso. Un lampo di luce ti abbaglia e nuova empatia e compassione ti avvolgono, la ventiquattrore scucita si fa spada di rivoluzione.
Ti volgi verso Nico, lo prendi a braccetto e scendete insieme le scale, dalla strada andate verso il parchetto del quartiere. Nico ha fantasia, ha idee. Gli piacerebbe aprire un allevamento di pavoni. Vorrebbe costruire degli occhiali di legno, che non facciano sudare il naso e lo farà, puoi scommetterci. Non te lo aspettavi, a dir la verità nemmeno io. Mentre ti accompagna all’auto ti accorgi che, seppur stretti a braccetto, tra di voi corre una lunga linea blu.
L’hai sempre vista ad esser sinceri, ma ora ti è più difficile distinguerla, gli occhi s’incrociano e spesso il tratto si fa discontinuo, tortuoso.
Ora inizi a ricordare quel lontano ‘78, quando ancora i capelli ce li avevi, e cavando dalla ventiquattrore-spada il tuo diario cerchi qualche ombra tra le sabbie di quel tempo fanciullesco.
Lo sguardo si àncora su una pagina mezza strappata e ti si inumidiscono gli occhi. Dalla frenetica calligrafia si legge: “I manicomi, o qualsiasi altro sistema coercitivo e detentivo non sono l’unica alternativa per la cura delle malattie psichiatriche bensì soluzione razionalizzata: semplice ed economica garanzia per l’ordine pubblico. Questi anni hanno provato che altre strade sono percorribili, per quanto impervie e faticose.”
Poi sorridi, pensando a come il tempo t’ha reso vigliacco e benedici l’ingenuo coraggio della gioventù, il vigore, la solidarietà che rifuggono le soluzioni banali, rapide e disumane.

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