La relazione tra la creatività e la follia

di Domnita Priscari

“L’abilità del nostro cervello di andare oltre la relativamente limitata prospettiva personale ed oltre le circostanze e vedere qualcosa al di là del modo oggettivo, è un dono potente. Molte persone non si rendono nemmeno conto di possedere questo dono, e molti tra coloro che sanno di possederlo raramente lo usano.”

“Penso di aver impiegato solo il 10% delle mie energie a scrivere”, questa è la confessione della scrittrice Katherine Anne Porter, premiata con il premio Pulitzer nel 1967. “Il restante 90% delle energie sono state adoperate per mantenermi a galla”. Da molti l’arte è intesa come una terapia, invece il concetto espresso da Anne riguardo l’arte sembra essere strettamente connesso ad una predisposizione di difficile definizione.
Nancy Andersen, psichiatra, neuroscienziata e dottoressa nella letteratura inglese rinascimentale, ha dedicato più di tre decenni della propria attività alla ricerca e all’incrocio di dati neuro-scientifici, psicologici e artistici, condensandoli in un libro: The Creating Brain: The Neuroscience of Genius.
Uno dei capitoli più avvincenti tratta della relazione tra la creatività e la follia, portando a sostegno della sua tesi i classici esempi trattati con rigore scientifico, come quelli che ci arrivano dalle lettere di van Gogh al fratello o le pagine del diario di Sylvia Plath. La Andersen espone elegantemente la sua tesi con alcune domande: “La malattia mentale ha facilitato le abilità uniche dei geni, che si tratti di suonare un concerto o sviluppare un nuovo collegamento matematico? Oppure la follia ha danneggiato la loro capacità creativa, dopo un’iniziale esplosione di creatività nel decennio dai venti ai trent’anni? Oppure ancora, la relazione che c’è tra le due è molto più complessa della semplice relazione di causa effetto?”
La studiosa cita in seguito il lavoro di Havelock Ellis, uno dei primissimi studiosi della genialità e creatività, un medico dell’era vittoriana, scrittore e promotore di riforme sociali avant-garde. Nel 1904, ormai sessantenne, Ellis pubblicò A Study of British Genius, uno sforzo letterario atto a dare un’impostazione scientifica alla relazione tra la genialità e la psicopatologia, studiando un campione di circa mille connazionali britannici che presentavano alcuni aspetti sopra la normalità (sia cognitiva che psicologica).
Divenuta psichiatra lei stessa decise di applicare tutto ciò che la scienza aveva scoperto nei decenni che succedettero la pubblicazione di Ellis, impostando uno studio più rigoroso, fondendolo con elementi tratti dalla letteratura: non fece più affidamento a voci o biografie romanzate, ma condusse personalmente le interviste analizzandole seguendo i più moderni canoni di psicologia.
Partì dal presupposto che gli scrittori fossero, nella stragrande maggioranza dei casi, persone sane, con vicende personali che li avevano messi a contatto con casi di vera e propria follia. Il risultato delle sue ricerche fu però esattamente il contrario: le persone interrogate soffrivano loro stesse di tutti quei disturbi descritti nei loro racconti o libri.
Il prosieguo del saggio consiste in un elenco di possibili correlazioni tra disturbi mentali e manifestazioni creative che funge da trampolino alla Andersen per proporre la sua teoria: esiste un macchinario cognitivo comune al pensiero creativo e alla mente tormentata, riconducibile alla formazione di nuove sinapsi (comunicazioni intra-neuronali) che si formano nella materia bianca del cervello umano. “Le idee inconsuete, creative, geniali nascono in seguito a un processo mentale alquanto pericoloso: durante la formazione libera di associazioni nel cervello (accadono con molta probabilità durante stati mentali di inconscio).”
In definitiva il libro si presenta come un prodotto letterario insolito, caratterizzato dalla presenza simultanea di creatività artistica e di rigorosità scientifica, perfettamente combinate e bilanciate; il che ne fa una lettura non leggera, ma adatta a farci giocare con le nostre debolezze psicologiche e velleità artistiche.

Dal blog Brain Pickings di Maria Popova

Per chi volesse leggere l’intero articolo: https://www.brainpickings.org/2014/07/21/creativity-and-mental-illness/

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