Intervista a Luigi Pirandello

di Camilla Facchinetti


Altro: Buongiorno e grazie per averci concesso udienza signor Pirandello.

Luigi Pirandello: Grazie a voi per lasciare che un povero vecchio possa aiutarvi in qualche maniera.

A: Ebbene, come le spiegavo poc’anzi vorremmo parlare con Lei di una questione delicata. Non sapevamo se fosse il caso di disturbarLa, sa… per via del trascorso della sua famiglia in merito al tema che corona i suoi scritti… Non vorrei sembrarle indelicato, ma suppongo che la condizione della sua defunta moglie, la Signora Portulano, rappresenti una sorta di ostacolo alla nostra conversazione.

L.P.: niente affatto mio caro giovane, è vero abbiamo passato momenti molto difficili e tristi. Tuttavia non si scomodi a cercare scappatoie alla parola pazzia (o follia che lei voglia), perché non sono più mortale e questo mi rincuora: non dovermi più preoccupare delle facezie terrene. Non mi fraintenda, non intendo certo sminuire mia moglie né tanto meno la sua malattia. Ciò che intendo dire è che ciò che è stato è stato; da tempo cerco di elaborare il lutto di Antonietta e penso di esserci riuscito.

A: Molto bene, posso solo immaginare ciò che ha passato. Suppongo che lei abbia avuto modo di riflettere a lungo sulla malattia mentale di sua moglie; dunque le chiedo, cosa è per lei la follia?

L.P.: Non credo che esista domanda più difficile. Possiamo andare per esclusione; cosa non è la follia? Tutto ciò che si compie nella salute psicofisica del momento. Mi spiego meglio. Vitangelo Moscarda non è un folle, perché sino alla consapevolezza del fattaccio (fino a quando non si accorge di avere il naso storto) vive in uno stato di serenità; la sua vita è perfetta per lui. Così anche Belluca. Aveva vissuto un’esistenza appagante fino a che quel maledetto fischio ha spezzato la monotonia della sua vita e mandato all’aria tutto quanto.

A: Da quello che dice pare quasi che la follia sia una liberazione, una sorta di gradino verso la verità.

L.P.: Lei trova? Io penso che sia più un momento essenziale nella vita di ognuno di noi. Se Moscarda e Belluca non avessero avuto tutti quei dubbi sulla loro vita, non sarebbero mai riusciti a vedersi esternamente e le loro esistenze sarebbero rimaste esattamente come erano sempre state: vuote.
Per questo io credo che prima o poi chiunque dovrebbe affrontarsi, mettersi a nudo e avere un attimo di follia per potersi esaminare al di fuori del proprio sguardo.

A: Ma dunque, è folle chi impazzisce o chi cerca di andare avanti serenamente?

L.P.: Un’altra domanda a cui mi riesce difficile dare una risposta. Per i miei personaggi invento escamotage per non rispondere e loro chiaramente danno concretezza ai miei pensieri. Chi è il vero pazzo? Forse mia moglie era pazza, o forse stava solo cercando risposte diverse. Allora il pazzo sono io? Io che ho sempre pensato di condurre una vita agiata e felice? Chi può dirlo.

A: Ma a suo parere la follia è una cura alla vita o una maledizione?

L.P.: Per me è stata una maledizione. Vedevo Antonietta disfarsi sotto il mio sguardo. Ho fatto tutto quello che era in mio potere per salvarla, eppure la malattia se l’è mangiata e poi l’ha sputata nel letto di un ospedale psichiatrico. L’ho vista soffrire e andarsene soffrendo. Spero che i miei personaggi abbiano avuto più fortuna di me. Volevo renderli vivi e alla fine li ho solamente resi folli. Ma forse è questa la vera condizione dell’uomo rispetto alla follia: l’impossibilità di venirne a capo.

A: Non esiste speranza per nessuno? Davvero nessuno dei suoi personaggi riesce a ricominciare da capo una volta contratta la malattia?

L.P.: A dire la verità una piccola speranza c’è, ma non credo che sia la risposta che state cercando. Vede, il povero Adriano Meis è il mio eroe. Prima nei panni di Adriano, poi in quelli di Mattia scappa e rincorre se stesso fino a che non decide di tornare sui suoi passi e sistemare ogni cosa. Durante la sua vita incontra altri personaggi, tutti pazzi, ma tutti a modo loro. Temo che nessuno si salvi, né dal lato di tutto quello che chiamiamo normalità, né dal lato che definiamo follia.

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