Follia

di Arianna Gelfi

In linea con il nostro giornale che vuole dar voce all’alterità, abbiamo deciso in questo mese di parlarvi di follia. Carichi di buonsenso e politically correct abbiamo liberato le nostre idee. Ma, tempo due passi, siamo scivolati. Perché entrando in questo universo altro di matti abbiamo subito trovato noi stessi, pronti ad auto diagnosticarci isterismi o autismi quotidiani. Tanto piccoli quanto cari.
Facendo tesoro di questo cortocircuito la redazione è ripartita più sicura alla volta dell’altro, del matto, del folle. Di nuovo però questo mondo ci è sfuggito, non ne abbiamo trovato un confine, i cartelli di classificazione ci hanno confuso, ne siamo usciti pazzi. Ci voleva il parere di un esperto per toglierci dall’impasse: nell’Intervista immaginaria abbiamo osato una chiacchierata con Pirandello. Più domande gli facevamo e più, come un boomerang, ce ne tornavano indietro. Abbiamo cercato il coraggio di non congedare queste domande, di lasciarle aperte. Anche se a volte fanno entrare un vento gelido.
Tolto lo sfizio dell’immaginazione, siamo andati ad indagare il confine tra follia e normalità, evitando le virgolette, mettendo alle strette chi con queste fragilità vive e lavora: un punto di vista che non nasconde le criticità del mestiere emerge dal Ghost di questo mese, mentre vi invitiamo a leggere la nostra inchiesta sulla realtà bergamasca di una CRA. Non c’è che da curiosare.
Pensavamo di farla franca con la scusa che ci leggono i giovani, che siamo la voce dell’oggi. Invece è nata lo stesso la necessità di guardare indietro, ricostruire almeno qualche tassello fondamentale della nostra storia di italiani, che sognano di essere avanti, che immaginano come si stava quando si era indietro. Basaglia: almeno su questo nome ci siamo fermati credendo ne valesse la pena.
Dalla follia come orizzonte che attrae e impaurisce siamo approdati a terra: ma è una terra di vetro se ci si cammina nella quotidianità di chi con i matti ha a che fare per davvero. Si sa che il vetro è fragile e tagliente, ma pure che riflette e non nasconde. Lo sanno anche i bambini, figuriamoci i matti.
Per curare le ferite di chi qualche volta si è tagliato, o le atrofie di chi per paura non si è mai avvicinato, vi affidiamo allora alle immagini di questo mese. Qualcosa sapranno raccontare.

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