Tutto il resto è noia

di Domnita Priscari

Contro la noia, solita forte antagonista alla felicità dell’uomo moderno, si erge, come una fortificazione, la musica: ci concentra sull’attimo richiamando tutti i nostri sensi su un oggetto preciso e richiamandoci al presente ci rende partecipi del momento, per un istante lontano dalla monotonia del quotidiano.
Sembra che ormai si cerchi tutti, il più possibile, di evitare di rimanere soli con noi stessi e il nostro silenzio per non sentire un fastidioso ronzare di pensieri in testa. Ci lanciamo contro questi in una sorta di epica battaglia, proprio come faremmo con una di quelle zanzare che turbano le nostri notti estive, svolazzando vicino alle nostre orecchie; le scacciamo, ci alziamo del letto e cerchiamo la maligna bestiolina. Così facciamo con i nostri pensieri: ci occupiamo la testa di preoccupazioni futili, ci aggrappiamo alle serie televisive, al computer, al cellulare e ovviamente ci tappiamo le orecchie con la musica, quel medicinale universale che ognuno si prescrive nelle dosi più indicate alla situazione.
Nei secoli la musica e l’arte hanno continuato a servire e proteggere l’uomo. In perenne evoluzione, per continuare a stupire e non decadere in abitudine e monotonia, la musica ha continuato e reinventarsi, istituendo nuovi stili e movimenti, nuovi strumenti e combinazioni musicali.
Ebbene, a partire dal XX secolo accadde un fatto strano: alcuni artisti e musicisti iniziarono a frequentare la dimensione da cui gli altri (e noi) cercavano di scappare, deliberatamente ponendo la noia come un canone estetico delle loro opere. Alcuni musicisti iniziarono a indagare la dimensione della noia, producendo brani volutamente noiosi, caratterizzati dalla ripetizione di moduli sonori, più o meno lunghi, prolungati per tempi indefiniti.
Il compositore francese Erik Satie, generalmente riconosciuto come capostipite di questa tendenza, nel 1914 compose dei corali e miniature per pianoforte dichiarando di aver incorporato nelle melodie tutto ciò che sapeva della noia e dedicò questa raccolta a coloro che non lo amavano o lo odiavano.
Da Satie in poi compositori e artisti si sono dedicati alla ricerca ponendosi come obiettivo quello di costringere il pubblico a sperimentare nuove esperienze e acquisire più consapevolezza, mettendo alla prova la loro capacità di sopportare le situazioni incerte, il mistero, il dubbio, senza poterli comprendere logicamente.
Lungi dal creare musica destinata a tappare solo temporaneamente l’ennui, l’arte noiosa ci sfida a quietare le nostre menti, ad affrontare il vuoto e semplicemente a guardare e ascoltare.
A noi che ci annoiamo, in fondo, tapparci le orecchie con della buona musica per andare avanti non fa poi male….ci farebbe forse meglio alternare questo impulso alla sperimentazione consapevole della noia, lasciandoci guidare da coloro che prima di noi avevano battuto nuovi sentieri per quella terra desolata, tornando poi per raccontarci il loro viaggio.

Per approfondire: Music and Boredomby Thomas W. Patteson

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