Storia della funzione adattiva della noia

di Domnita Prisacari

La noia non ha mai goduto di un’ammirabile reputazione e, nell’era dello stimolo incessante dell’internet, sembra essere ormai fuori tempo massimo. Nel libro “La Noia: una Storia Vivace”, lo studioso Peter Toohey esamina la noia come un meccanismo adattativo.
Da Madame Bovary fino al MRI, Toohey esplora le radici, i sintomi ed il simbolismo della noia attraverso la storia, la psicologia e la neurochimica esaminando ciò che essa rivela su di noi, sia come individui che come esseri di una particolare cultura.
La Noia è, nel senso Darwiniano, un’emozione adattativa. Il suo scopo potrebbe essere quello di aiutare l’individuo a fiorire.”
Toohey sostiene che la Noia, a differenza delle emozioni primarie come la felicità, la tristezza, la paura, la rabbia o il disgusto, abbia un ruolo secondario, a fianco delle “Emozioni sociali” come la simpatia, l’imbarazzo, la timidezza, la vergogna, il senso di colpa, la gelosia, l’invidia, la gratitudine e l’ammirazione. Toohey individua due tipi principali di noia: la semplice noia – quella che si verifica regolarmente e non richiede ulteriore classificazione – e la noia esistenziale – una condizione che non è né un’emozione né uno stato d’animo, né un sentimento, ma piuttosto una formulazione filosofica impressionante, che ha molto in comune con la depressione: è fortemente auto-consapevole.
Toohey esamina poi la relazione tra la noia ed il disgusto, sostenendo la prima come una derivazione della seconda. La noia, sostiene Toohey, è associata anche all’abbondanza: questa, accoppiata alla monotonia e alla prevedibilità, genera la noia. 
La noia è un’emozione solitamente associata con un corpo ben nutrito; così come la sazietà, essa non è per gli affamati.”
Egli prosegue analizzando i mezzi che adottiamo, come di riflesso, per alleviare la noia – la ricerca della novità, le droghe, i comportamenti estremi – dimostrando come essi siano inefficienti, essendo la maggior parte di noi intellettualmente attiva e conscia.
Non appena la novità viene sperimentata… è facile che diventi noiosa. La novità diventa una variante dell’infinito. Oscilla all’infinito.”
Eppure la nostra tendenza a ricercare la cura per la noia nel “nuovo e scintillante” appare come una parte fondamentale dell’essere umano, un fenomeno culturale profondamente radicato.
La cultura popolare è costellata di esempi di questo processo: rottura delle regole come modo per sfuggire la noia cronica della vita modera. Il problema di questa tendenza è che anch’essa diventa velocemente prevedibile, prosaica e noiosa…”
La noia, secondo la tesi di Toohey, è uno stato adattativo quando è transitoria, diventa pericolosa qualora tramuti in una condizione cronica. Per distinguere coloro che soffrono di noia transitoria da coloro che soffrono di noia cronica, nel 1986 gli psicologi misero a punto un test: BPS- Boredom Proneness Test.
(Il questionario è disponibile sul sito di Brain Pickings e su siti secondari)

Guardando l’insieme a partire dal linguaggio del corpo nelle opere classiche fino agli studi eseguiti dai maggiori laboratori di neuroscienza, il libro di Toohey “Noia, una storia vivace” riesce a dipingere il ritratto della noia dandone un’interpretazione culturale e una personale, raccontando l’aspetto più universale di ciò che significa essere un essere umano.

dal blog Brain Pickings di Maria Popova

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...