Prospettive – Annoiarsi

Il noioso

di Lorenzo Caldirola

Io mi sono sempre considerato brioso, allegro, socievole, ciarliero, interessante, interessato, colto, appassionato, poliedrico, divertente, preciso, informato e mai banale, eppure giusto il tempo di spendere due parole che chi mi ascolta se ne va. E dire che io non ho un alito cattivo o simili, non dev’essere cosa causata dal mio aspetto fisico che seppur non eccellente, comunque è ben curato, ci tengo molto d’altra parte. Ma io non sono scemo e so che gente senza midollo mi accusa alle spalle di essere troppo prolisso e di perdermi in divagazioni o di essere ripetitivo. Ignoranti loro! Ho letto giusto ieri su “Avvenire” un trafiletto carino carino di un tal linguista: diceva che divagare è una parola stupenda, derivata dal verbo latino vagari, me lo ricordo bene, ovvero andare vagando, verbo da cui deriva anche del termine svago. È veramente interessante osservare come dalla medesima radice possano formarsi parole con significati così diversi: divagare è il mio svago! Forse però adesso ci siamo allontanati troppo dal succo del discorso, ovvero la mia cattiva reputazione. Comincio a pensare che i miei problemi con gli altri derivino dal fatto che adoro parlare dei miei problemi con gli altri. Un caro amico una volta, uno di quelli sufficientemente raffinati per apprezzare la mia natura, mi ha regalato delle sedute da uno psicologo. Non so però perché il dottore dopo avermi visto ha voluto ridurre il ciclo a sole sei sedute. Era distaccato e non ho mai capito se mi ascoltasse davvero: di certo non credeva che tutti ce l’hanno con me davvero, io sono vittima di un mondo sciatto, ma son forte, non me ne faccio una colpa. All’ultima seduta mi ha consigliato di leggere “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij: mi è piaciuto moltissimo, ma che pena per quel poveraccio!  
Son passati due anni dalle sedute ma, a te posso dirlo, il problema rimane. In particolare, appena inizio a spiegare che la gente d’oggi non è più in grado di ascoltare gli altri, chi ho davanti fa lo stesso. È veram… Ehi! Aspetta! Non te ne andare! Io avevo appena cominciato… 

L’esperto

di Giulio Bonandrini

Tutti si annoiano, pare. Seduti sul divano, ci si annoia; in macchina, ci si annoia; al cesso, ci si annoia. Come un pendolo, oscilliamo tra noia e procrastinazione. «Perché procrastini se ti annoi?», per potermi annoiare, ovviamente. La noia è il mio stato perenne ed il mio fine ultimo. Accidioso, dicono. Si annoiano talmente tanto che hanno inventato pure un peccato capitale per quelli come me. Io sono solo un cultore della noia, la studio; anzi, sono suo studente perché credo che la noia abbia molto da insegnare. Ha relativizzato il tempo ben prima di Einstein o Borges. Dire che è il non fare nulla, è limitante: se ti annoi, qualcosa fai, fai la noia. È un’azione che per essere compiuta non deve compiersi. Nel momento stesso in cui uno dice <<mi annoio>>, ecco che la noia fugge da lui. Ciò che rimane è una sospensione del tempo, nel tempo. Ecco cosa insegna la noia: momenti fuori dal tempo, che come tali, sono eterni. Briciole di eternità in questa finitezza che ci sfinisce.

Non mi annoio più

di Arianna Gelfi

Penso sia finito tutto con le medie. Sì, in quelle estati mi annoiavo ancora, ho dei ricordi a riguardo. Ora non mi annoio più. Beh secondo me il fatto è che mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo… Concretamente? Mah… giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose. Non mi va molto di starmene ferma. Tanto anche se non faccio nulla, va sempre a finire che faccio qualcosa. I miei amici si annoiano e prendono in giro questo mio non riuscirci. Per scommessa mi hanno addirittura portata nel tempio della noia: ma anche seduta su quei banchi ad ascoltare per ore gente parlare e scrivere alla lavagna riuscivo a trovare qualcosa da fare. Era un posto comodo per chiacchierare, organizzare la settimana, mandare qualche messaggio, scrivere un paio di mail o leggere il giornale. Ogni tanto però mi stanco di fare cose e vedere gente. Provo ad annoiarmi con tutte le mie forze, mi piacerebbe sapere com’è, buttar via un po’ il tempo. Così, a cuor leggero. La verità è che non capisco: se si aspettasse qualcosa o qualcuno almeno potrei provarci, ma la noia invece non tollera nemmeno l’arrivo di un’idea che inevitabilmente le ruberebbe il palcoscenico. Per compensare l’assenza del gene noia una volta a settimana prendo degli integratori di tempo perso. E’ il massimo di inutilità che riesco a concedermi: sola me ne sto a covare i miei pensieri. Ed è tutt’altro che noia.

Chi me l’ha fatto fare?

di Daniele Ravizza

Sinceramente non ho voglia di scrivere questo articolo e non ne avete voi di leggerlo. Stare attento alla punteggiatura, renderlo interessante, rispettare i tempi di consegna, chi me l’ha fatto fare? 
Ah sì, ora ricordo: mi annoiavo così tanto che ho deciso di iniziare a scrivere per ALTRO, ma è solo altro tempo che mi tedia (sì, ho cercato il sinonimo di “annoiarsi” con il tasto destro del mouse: sono troppo stanco per pensarci da solo). Il fatto è che sono spossato (sì, ancora), faccio tutto quello che ci è concesso fare di questi tempi per occupare il proprio tempo (serie tv, calcio, fantacalcio, fanta- serie tv, amici, fanta-amici in tv che giocano a calcio), ma il risultato è sempre lo stesso: l’imperturbabile monotonia che mi assale in tutto quello che faccio; ogni novità diventa consuetudine senza che io assapori il mutamento, ogni tradizione diventa un passato da eliminare, ogni giornata di sole diventa motivo di nostalgia per la pioggia. Dovrei farmi aiutare dagli altri tre ma sono troppo stanco per controllare quello che hanno scritto, mi servirebbe un’altra prospettiva; sono troppo nauseato per ricontrollare questo articolo. Mi annoia scrivere ragazzi; quanti erano i caratteri dell’articolo? Non è che c’è qualcun altro che lo può fare? Dai, vado a finire l’altro articolo che ho per questo numero. 

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