Il rebus dei cumulonembi

di Giulio Bonandrini

Le nubi sono un ottimo giaciglio; alle volte mandano dei tuoni e, se si presta particolare attenzione, si riescono a distinguere delle parole.
Un tuono: «Pietro, vieni qui»
«Eccomi, Padre Reverendissimo»
«Raccontami qualcosa, mi annoio»
«Voi vi annoiate?» chiese, ingenuo.
«Cosa ti aspettavi? Non solo mi annoio; mi annoio più e meglio di tutti: mi annoio sommamente. Quindi su, raccontami qualcosa». La voce si era per un istante innalzata di superbia, solo un lampo, per poi tornare della consueta dolcezza.
Strabuzzando gli occhi: «Padre Reverendissimo, un momento, sono confuso. Non siete forse Voi onnipotente?». Si morse la lingua: mai dubitare, pensò.
«E’ una domanda complicata al giorno d’oggi». La voce era ora velata di tristezza, quella che si insinua nelle riposte a domande non gradite.
Il buon Pietro non sapeva più a quale santo votarsi; non aveva mai avvertito questa sfumatura nella voce di suo padre.
«Padre!». Tuono. «E levati quella faccia stupita, Pietro, non li leggi i giornali? Nessuno crede più in Me». La sua voce era potente come sempre, ma si coglieva, dietro la rudezza del trattamento, il bisogno di ulteriori domande. Aveva voglia di parlare.
«Ma come? Voi siete qui davanti a me in luce e spirito; come fanno a non credere più? E cosa c’entra questo con la Vostra onnipotenza?». Secoli di paradiso lo avevano oramai preparato a blandire e domandare nel modo migliore per ottenere risposta.
«Certe volte mi chiedo a chi ho affidato le mie chiavi! Pietro, cosa succede se compio un miracolo?» chiese, creando con un dito di nubi un piccolo, leggero vortice di aria primaverile. A guardarci bene dentro, si vedeva una ragazza ballare.
«Che la gente riconosce il tuo intervento e ti osanna». Domanda facile, da manuale per entrare in paradiso.
Il piccolo vortice si era ormai estinto. «Avevo ragione quando dicevo a mio figlio/me stesso che eri proprio un po’ scemo. Se compio un miracolo questi adesso pretendono di spiegarlo! Ti rendi conto! Spiegano i miracoli. Contro gente che spiega i miracoli non mi rimane che annoiarmi»
«Create un altro mondo allora! Fate suonare le trombe per il giudizio universale!». Si vedeva che una volta era stato uomo. Non coglieva ancora le sottigliezze della vita.
«Mi hanno tolto anche questo. Si stanno distruggendo da sé».
«E quindi cosa rimane?»
«Nulla, non mi rimane che sopportare te».

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