Intervista a Michel de Montaigne

di Camilla Facchinetti


Altro: A nome di tutta la redazione le pongo le mie scuse per averla disturbata nel suo, ahimè, eterno sonno; ma ci premevano alcune questioni che ad oggi non siamo riusciti a risolvere.
M. de Montaigne: Si figuri, là sotto è una noia, un poco di distrazione è necessaria.

A: Per l’appunto, è questa la piaga dolente di cui le accennavo poc’anzi: la noia. Ci dica, lei che è trapassato da qualche secolo, si è mai trovato a combattere questa piaga? Intendo dire, lei cosa suggerisce come rimedio per la noia? Ma ancor prima di tutto ciò, la considera come un tedio o una piacevolezza?
M: Innanzi tutto mi permetta un chiarimento. Ho accettato la mia dipartita già da quasi cinque secoli per un semplice motivo: non ho rimpianti, se non uno, che m’ha accompagnato nella tomba.

A: Potrebbe cortesemente spiegarsi meglio?
M: Certamente. Lei sarà a conoscenza dei miei saggi sulla questione del “come vivere” che trattano pure l’argomento da lei citato. Ebbene, non intendo addentrarmi né dilungarmi troppo nella faccenda altrimenti toglierei a lei e ai suoi contemporanei il gusto di scoprirlo da voi; ma ho affrontato il tema della noia in un ambito ben preciso: il sesso. E vorrei rassicurarla su fatto che ho spaziato parecchio sull’argomento.
Ebbene, questo è il mio unico rimpianto, quaggiù non mi è permesso più bearmi dei piaceri della carne.

A: Quanto la capisco, anche quassù la vita s’è fatta grama, ma vorrei chiederle un’ulteriore delucidazione in merito. Come possono la noia e il sesso collimare in unico discorso?
M: Molto semplice, lei è mai stato sposato?

A: Mai, solo fidanzato.
M: Ecco dunque svelato l’arcano. Deve sapere che lo sciagurato 23 settembre 1565 ho avuto la pessima idea di prendere in moglie Françoise de la Chassaigne. Purtroppo non sposai solo lei, ma nella convivenza ci seguì sua madre.

A: Comprendo il suo rammarico.
M: Ebbene, ammetto di avere avuto una giovinezza un poco dissoluta costellata di molte ehm… poco nobili pulzelle, ma della noia in quegli anni non rimembro alcuna traccia.

A: Vedo che il discutere della sua vita sessuale non la disturba.
M: Assolutamente no, anzi sostengo che “La nostra vita è parte nella follia, parte nella saggezza. Chi ne scrive solo con rispetto e moderazione, ne lascia indietro più della metà.”
Dunque continuando, il tedio sopraggiunse dopo le nozze, non sopportavo l’idea di dovere darmi da fare sotto le lenzuola per un obbligo, ma mia moglie mi assillava per avere una prole e dunque trovai un espediente: farlo con una chiappa sola.

A: Come scusi?
M: Ma sì, con una chiappa sola. Il fatto in sé si compiva, ma senza passione verso mia moglie. Attingevo alla mia “personale collezione” di ricordi di gioventù.
Odio essere costretto in qualcosa che mi annoia. “Di proposito, io avrei evitato di sposare la saggezza medesima, se mi avesse voluto. Ma abbiamo un bel dire, il costume e la pratica comune della vita ci trascinano”.
Non mi fraintenda, io concepisco l’ozio come una risorsa preziosa per essere liberi, è dunque per questo che mal sopporto ogni imposizione di sorta. Vorrei che ognuno si annoiasse almeno dieci minuti al giorno, come una prescrizione medica. In quel breve lasso di tempo si troverebbe il modo di ascoltarsi e di meditare.

A: Ma non le dispiace che sua moglie abbia vissuto un’esistenza priva di passione?
M: Mi è stato riferito che Lei vive in un’epoca ben diversa dalla mia, ma mi lasci dire che io ho amato mia moglie. E’ stato il matrimonio a complicare le cose. Non ho avuto figli maschi e questo ha inasprito ulteriormente la vita coniugale. Abbiamo convissuto, ma in due camere separate in due separate zone della mia tenuta. Nonostante tutto ciò, credo di non avere avuto con nessuno un rapporto più intimo che con mia moglie, ancora adesso, dopo vari secoli e altrettanti strati di terreno che ci separano riesco ancora ad avere un pensiero gentile nel fare riaffiorare la Sua memoria.

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