Cogito ergo mi annoio

di Matteo Rizzi

Ma guarda questi, giornale rifondato da due mesi per portare idee fresche e non trovano niente di meglio di cui parlare se non la noia. E questo sarebbe un giornale per giovani? Non so che giovani siate voi in redazione, né voi lettori (sempre che ce ne siano, con un tema così…), ma parlate per voi: io non mi annoio mica. Sono iperattivo, faccio un sacco di cose. Non faccio in tempo a smaltire l’adrenalina per una serata di quelle che la mattina fai fatica a ricordarti il tuo nome, che già ne ho in circolo una dose fresca fresca che mi tremano le gambe tipo Gardaland perché devo vedermi con la tipa. E con lei non c’è mica da annoiarsi, se capite cosa intendo. E poi il calcetto, l’aperitivo, i miei soci alle panchine, una cannetta o due (non tutti i pomeriggi, vi ho già smascherati voi avvoltoi di Altro, pronti a dire “secondo te, perché ti fumi le canne? Perché ti annoi!”). No, io non mi annoio. La mia vita è uno stimolo continuo. Mi dispiace per Schopenauer, per Moravia e per tutti quegli intellettuali che ci credo che si annoiavano, sempre a studiare e a dire agli altri come stare al mondo.
Ma datemi retta, davvero, smettetela di farvi tutti questi complessi, il vero segreto per non annoiarsi è fare le cose e non pensarle. Guardate me: non ricordo l’ultima volta in cui mi sia capitato di pensare a cosa fare per più di tre secondi. In fondo è facile, basta scegliere gli amici giusti, la ragazza perfetta, i posti che spaccano, essere al passo con le canzoni (altrimenti ci credo che ti annoi in disco, se tutti cantano Andiamo a Comandaree tu sei lì che non ci capisci niente). Se proprio diluvia, un bel film splatter-trash-demenziale con gli amici (utile anche come argomento di conversazione nei giorni successivi, che se sei un tipo che ci sa fare trascorrerai a travisare le battute del film; ci vuole senso dell’umorismo per non annoiarsi!).
Certo, anche a me è capitato di annoiarmi. I pranzi di Natale per esempio. Un vero strazio.
Ma la volta in cui mi sono annoiato di più è stata alla fermata del pullman, qualche mese fa, dove un vecchiaccio di quelli che sanno tutto loro perché “sono anziani, esperti e saggi” (tra l’altro completamente fuori di testa, diceva di essere pro pronipote di un’altra testa calda che deve essere uno di quei greci che si fanno in filo, Socrate o giù di lì), che continuava a farmi domande del tipo: “Ma tu pensi di avere una vita piacevole?” “Ma tu non ti annoi mai?”. E poi quando gli dicevo che mi dispiaceva per la sua vita noiosa, mi diceva che “ero troppo piccolo per capire”. Troppo piccolo, a me, 18 anni suonati da Novembre.
Diceva – gli puzzava l’alito tra l’altro – che gli esseri umani pensano e quindi si annoiano. Diceva che sentirsi annoiati è l’unico elemento che accomuna tutti gli uomini fin dall’inizio dei tempi, che nel momento in cui gli uomini riflettono sul perché delle loro scelte si rendono conto di quanto la vita sia noiosa. Dava sempre una certa enfasi quando diceva le parole “noia”, “noioso” e via dicendo. Sembrava volesse farmi capire qualcosa. Sembrava stesse insinuando che io in qualche modo potessi essere una persona noiosa. Nonno, “mal comune mezzo gaudio” qui non attacca, non con me. Sfogatevi da un’altra parte, tu, la tua noia e le tue lezioncine. Volevo vedere fino a che punto si sarebbero spinte le sue stupidaggini e allora gli ho chiesto (badando bene di fargli capire chi era il più forte) perché mai la vita dovesse essere noiosa. Mi ha risposto una cosa del tipo che le scelte sono circoscritte alle necessità del momento, alla ricerca di minuscoli piaceri che possano lenire ore ed ore e giorni di noia. Anzi, di noia. Ha detto anche che non c’è niente di più noioso (noioso) di me, che secondo lui mi credo immune alla noia solo perché sono in grado di riempire la mia vita di adrenalina e svago. Vecchio, tu ti credi immune all’adrenalina e allo svago perché sai solo annoiarti.
Diceva che la necessità di una vita piena di distrazioni è il più inconfutabile sintomo di noia. Mi ha chiesto di pensare non tanto a quello che faccio nella vita, ma a come e perché lo faccio. Secondo lui tutti ci annoiamo perché fare le cose per non annoiarsi equivale a fingere di non annoiarsi. “Signor Vecchio, con questi (inefficaci) giri di parole stai cercando di dirmi che è impossibile non annoiarsi?” Lui mi ha risposto che esiste noia e noia. Parlava di noia esistenziale, di noi uomini lanciati del mondo senza istruzioni e senza motivo, a guardarci intorno cercando di imparare a vivere, che equivale un po’ a imparare a comporre un puzzle senza il disegno illustrativo sulla scatola, con pezzi tutti uguali. Diceva che non basta incastrare i pezzi qua e là, fare tante piccole formine, per dire di star facendo il puzzle. Diceva anche che con il tempo avrei capito che la sola scelta che un uomo può fare è tra ostinarsi a incastrare pezzi senza criterio e riflettere sul perché l’intero puzzle non abbia senso. Capite quanto era matto sto vezzo? Il puzzle non ha senso ma sta lì ore e ore a tirarsi secco. Il puzzle non ha senso, o il suo senso è non averne? Diceva che comunque nessuno ci scampa alla noia. Mi ha detto che gli svaghi sono limitati, mentre la noia non conosce confini e ha un’infinità di opzioni per colpire. Secondo lui sarebbe arrivato il giorno in cui avrei guardato quel puzzle e avrei lanciato il tavolino per aria, avrei guardato la mia ragazza e non avrei trovato nulla nei suoi occhi se non un confuso ripetersi di azioni a cui né io né lei sapevamo dare un nome o quantomeno una giustificazione, avrei guardato i miei amici e avrei capito che a forza di film splatter-trash-demenziali avevamo navigato a cinquanta metri dal porto per tutta la vita, illudendoci di aver conquistato l’oceano. L’oceano, un’infinita distesa di noia e di insensatezza. Diceva che solo allora avrei imparato ad amare, e mi sarei scusato con la mia donna per non essermi annoiato abbastanza, e per non aver amato la noia prima di lei.
Diceva troppe cose per i miei gusti e il suo alito aveva superato ogni mio limite di sopportazione olfattiva. Nonno, io il puzzle l’ho lasciato chiuso nell’armadio a impolverare e sono uscito in giardino.

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