Intervista a Sara Bergamini, responsabile progetto richiedenti asilo

di Greta Panza

Lo status di richiedente asilo è una situazione che non solo mina la dignità di una persona, ma ne mette in crisi l’identità. Il profugo, o rifugiato, ha abbandonato ciò che determina l’identità di una persona quindi famiglia, casa, patria. Questi uomini, e donne, vengono ora determinati dall’azione che compiono: richiedere asilo. Una condizione di liminarietà estrema perché ad essere posto al limite è la possibilità di determinare e veder riconosciuta la propria esistenza.
L’essere umano è un animale sociale e quindi si definisce anche nei rapporti sociali. Questo rende l’integrazione fondamentale insieme all’accoglienza di queste persone.
Su questa consapevolezza trova le radici un progetto di accoglienza rivolto a richiedenti asilo che coinvolge la bassa val Seriana.

A questo progetto collabora Sara Bergamini, una ragazza di 28 anni, dopo gli studi in giurisprudenza e cooperazione internazionale e dopo diverse esperienze nei vari ambiti della migrazione.

Da dove nasce questa iniziativa?
Il progetto parte a settembre del 2015, quando un tavolo di comuni della bergamasca Nembro, Pradalunga, Villa di Serio, Scanzorosciate, Ranica, Torre Boldone e Alzano si è mosso con l’intenzione di organizzare un sistema di accoglienza diffusa. Hanno poi contattato le cooperative La Fenice e Il cantiere di Albino e l’associazione La Comune di Milano per l’organizzazione diretta.

Cosa significa accoglienza diffusa?
Una volta sbarcati, i migranti vengono mandati in centri di smistamento per una prima identificazione. Vengono poi trasferiti in centri di prima accoglienza, i grandi centri dove restano in attesa di una secondo inserimento. L’accoglienza diffusa è un tipo di seconda accoglienza dove le persone vengono spostate in appartamenti e i numeri sono decisamente ridotti, questo permette un’integrazione efficace.

Come funziona il vostro progetto?
Il progetto coinvolge trentanove ragazzi. Le condizioni poste sono la frequenza alla scuola di italiano e la partecipazione alle diverse attività. Il lavoro giornaliero si svolge grazie ad una rete di collaborazione con i comuni per l’organizzazione di attività. A Scanzorosciate dove il comune è molto coinvolto, hanno lavorato alle sagre, al CRE e hanno collaborato con la Croce Rossa. Si tratta quindi di attività utili anche alle comunità che li accolgono. I maggiori risultati si vogliono raggiungere nell’apprendimento dell’italiano perché è lo strumento grazie al quale possono interagire maggiormente con il territorio e si sentono benvoluti.
Ci occupiamo anche dell’aspetto burocratico. Una cosa a cui si dà la priorità è la loro preparazione per la commissione che accorda la richiesta d’asilo perché le domande sono formulate in maniera occidentale.
Questo modello di accoglienza rappresenta un primo passo verso l’integrazione dei ragazzi che per la maggior parte desiderano fare dell’Italia la propria casa e tornare a definirsi cittadini.

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