Asintoti

di Alfredo Marchetti

Trovammo riparo dall’arsura della canicola sotto un ippocastano, dove la città stringe i suoi confini con tutto ciò che ancora vibra.
L’afa e il caldo confondevano i pensieri rimescolandomi in bocca le parole e lei, inarcando le sopracciglia, mi guardava perplessa.
Tacque, e così anch’io. Ci abbandonammo all’ombra, tra i solchi che grandi radici formavano con la terra.
Mi liberai la fronte dal sudore che a fiotti m’inondava il volto. Provai sollievo portando alla bocca quel poco di acqua fresca rimasta, poi ci adagiammo con le spalle al tronco, seguendo il sole tracciare il suo corso nel cielo.
Un lungo braccio di legno resinoso ci divideva, impedendoci di toccarci. Con un rapido strattone spiegò la corta gonna, lasciando libere le gambe fini e affusolate. Cavò dalla borsa un pacchetto di sigarette sbiadito, e portandone una alla bocca mi guardò negli occhi.
Mi chiese un accendino.
Mai avevo così amato la sua divina indifferenza.
Io boccheggiavo, madido dal sudore, mentre lei sbuffava la prima timida forma di fumo.
“Perché mi hai portato qui?”
Mi passai nuovamente la mano sul capo chinandolo. Non sapevo risponderle. D’un tratto, però, intuì tutto. Per un istante mi parve d’aver finalmente trovato quella corrispondenza che si dice leghi gli uomini al mondo. Carezzai l’assoluto mentre sfuggiva alle mie lusinghe come sabbia a un setaccio.
Non ero certo uomo, sì insomma, non sarei stato in grado di prendermi cura di lei, né tantomeno di sostenere il suo sguardo.
“Credo di essermi perduto sai?” le dissi gemendo, “Volevo portarti lì, dove le cose si incontrano”, “Lì dove ci si spoglia delle differenze, lì dove gli uomini si ritrovano almeno una volta nella vita”.
“Vorrei prenderti per mano dove il Sole danza in simmetria con la Luna, dove questo tempo si scioglie avvolgendoci”.
Mi parve di cogliere una lacrima cadere sulla guancia lievemente imporporatasi, e posarsi esausta sfiorandole il labbro.
Si passò le mani sul viso alzandosi a fatica. Tirò dritto senza voltarsi, lontano dal castano.
Già muoveva i primi passi sull’asfalto incandescente facendo ritorno alla città, lì dove tutto soccombe sprofondando tra gl’echi di grida disumane.

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