Intervista a Nigel Farage

di Giulio Bonandrini


Altro: Gent Mr. Farage, magari non ha molto tempo per rispondere alle domande dell’ALTRO ma non le chiediamo troppe parole. I lettori di ALTRO si accontenteranno di poche parole ma chiare.
Farage: Data la mia popolarità, oggi ai minimi storici, non posso certo permettermi di rifiutare alcuna offerta; senza offesa.

A: Oh, si figuri, amiamo chi non si smentisce mai. E’ chiaro che i lettori di ALTRO saranno molto comprensivi con lei. Dunque, le chiederei anzitutto le ragioni di quel passo indietro che lei ha fatto. Capirà… già è sorprendente che un politico si dimetta da un qualsiasi incarico, si figuri quando questo succede appena un secondo dopo il successo fragoroso che lei ha ottenuto nel recente referendum inglese sull’uscita dall’Europa.
F. Ha detto bene: successo fragoroso. Fanno così i grandi: si ritirano all’apice. E inoltre, se l’avesse mai provato, capirebbe che questo fragore duole alle orecchie; voglio solo indietro la mia vita, penso di meritarmelo.

A. Ribadisce dunque che l’unica ragione è “rivolere” la propria vita. Ma, a noi di ALTRO, può dirle le ragioni vere. Per una volta può essere sincero.
F. Non ho mai capito tutto questo volere a tutti costi la sincerità! Forse lei è qualche volta davvero sincero? Andiamo! Si tratta solo di guardare in faccia la realtà: io mento meglio degli altri.

A. Qui le domande le facciamo noi. Ma intanto ha detto di aver vinto il referendum dicendo bugie.
F. No, assolutamente. Ho solo detto che non si può essere sinceri. E, ripeto, non si deve mai credere alla sincerità di qualcuno che dice di essere sincero. Perché una rassicurazione non vale più della rassicurazione opposta. Lo chieda ai filosofi, giovanotto!

A. Lasciamo stare, ma intanto abbiamo capito che dobbiamo sempre diffidare di voi politici.
F. Anche questo “di voi politici” andrebbe capito meglio. Il vostro giornale non fa politica eppure, leggendolo, mi pare che abbia un preciso orientamento politico.

A. Lo lasciamo dire ai lettori. Vorrei però capire meglio la sua decisione di lasciare la politica “per riprendersi la vita”. Mi faccia capire: perché si arriva lì? Qualche malizioso pensa invece che adesso lei si sarebbe trovato nei guai. Si trattava di prendere in mano la scelta degli inglesi e procedere su quella strada che tutti chiamano “Brexit”. E’ un bel garbuglio quello che è uscito.
F. Un garbuglio è un garbuglio sinché qualcuno non lo taglia in due con una spada, ha presente Alessandro Magno, no? Ecco, io ho tagliato in due questo nodo gordiano e adesso mi si rimprovera che lungo il corso del filo se ne è trovato un altro. Io, semplicemente, non voglio passare il resto della mia vita a risolvere i problemi di altri, ne ho risolto uno: che mi si apprezzi per questo!

A. Non ho capito bene la sua risposta. E mi pare che non sia stato né sincero né che abbia detto la verità. Non crederà davvero che ci accontentiamo di questa immagine da Cincinnato che torna ai suoi campi dopo aver vinto la guerra. Suvvia, Nigel, per una volta la smetta di fare il politico. Da qualche parte pare che abbia detto lei stesso di sentirsi spaventato dalle possibili conseguenze della Brexit. E addirittura, l’abbiamo letto tutti sui giornali del lunedì 4 luglio, sembrava sollevato ammettendo di non aver vinto il referendum. La sera, poi, a risultati certi, la sorpresa. E il giorno dopo il voltafaccia. Ammetterà che non è facile seguirla in queste evoluzioni.
F. Non è facile seguirmi perché non voglio sia facile farlo. Ed adesso basta con questo pressing, mi perdoni l’inglese. Ho fatto quel che ho fatto. E se anche avessi sbagliato, chi è lei che si sente Giusto mentre scaglia tutte queste pietre? Le ricordo, che siam tutti peccatori.

A. Non faccia il teologo, lo zoccolo duro dei nostri lettori è italianissimo e perciò perfettamente a conoscenza del catechismo di base. Senza dimenticare che queste parole suonano di vecchio; d’idiozie per coprire verità scomode. È la storia che parla. In ogni caso, al di là delle polemiche, torno sull’argomento da cui eravamo partiti: le sue dimissioni clamorose. Sicuramente è la ragione che mi ha spinto ad intervistarla e soprattutto mi è anche diventato più simpatico. C’è però un buco nero in questa vicenda: lei si è dimesso dicendo che aveva raggiunto il suo obiettivo, poi però continuerà a percepire lo stipendio di europarlamentare. Non le pare che un minimo di coerenza, di onestà meglio ancora, avrebbe dovuto consigliarla di staccare la spina?
F. non so come prenderete questa risposta. Purtroppo non sono Robin Hood e mi è anche capitato di trovarmi con due famiglie da mantenere. E’ stata la vita a farmi ladro: rubo ai ricchi, ma devo tenere per me il bottino. La vedo storcere il naso: è stato lei a chiedermi la verità! E la verità è che non ho mai fatto politica per il gusto di aiutare gli altri. Ho fatto politica per me. Per ottenere tutti quei piccoli vantaggi che servono(!) per vivere normalmente, da persona civile, in paesi ipocriti come i nostri. Ho solo deciso di essere egoista. Di sfruttare il fatto di essere furbo per sopravvivere in un mondo che sta andando a catafascio. E se ho deciso di spingere a fondo qualcuno per tenere fuori la mia testa dalla merda, non mi giudichi, arriverà a farlo anche lei.

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