Prospettive – Europa

di Filippo Oggionni

Il referendum su Brexit è stato un evento epocale nella storia dell’Unione Europea, non tanto per le immediate conseguenze politiche ed economiche, ma per il fatto che il voto apre uno scenario inedito in cui nessuno sa come muoversi e dove andare. Le reazioni a caldo, tuttavia, rimangono interessanti e possono suggerirci qualcosa in più sui possibili esiti di Brexit a lungo termine: presentiamo qui alcuni punti di vista in modo assolutamente eterogeneo e inorganico.

Qui Roma

– Papà, hai visto? L’Inghilterra è uscita dall’Europa! E’ un evento epocale!– Certo, Marco, ho seguito tutta la partita. E’ stato incredibile: dopo appena quattro minuti di gioco, il portiere dell’Islanda, un certo Halldorsson, si è lanciato in un’uscita killer su Sterling e l’arbitro ha fischiato il calcio di rigore.

– Ma papà, non intendevo la partita degli Europei, stavo parlando del Regno Unito che ha scelto di usc…

– Non interrompermi, per favore, lasciami finire di raccontare la cronaca della partita! Dove ero arrivato? Ah già, Rooney calcia il rigore e segna nell’angolino basso: l’Inghilterra è già in vantaggio e i tifosi inglesi assaporano la vittoria dopo neanche cinque minuti dall’inizio della partita, pazzesco!

– Guarda, papà, si tratta di un grosso fraintendimento, lo sai che non mi interessa nulla del calcio…

– Ma cosa vai dicendo, Marco?! A diciassette anni dovresti guardare tutte le partite dell’Europeo. Dicevo, i festeggiamenti inglesi durano poco perché al sesto minuto Sigurdsson segna il pareggio dell’Islanda. I tifosi inglesi vengono ammutoliti. Ma non è finita qui perché…– Cosa stai dicendo, pa’? Ma non pensi alle conseguenze sulle economie europee? Sui consumi, sulla sterlina, sulle esportazioni?

– Beh in effetti l’Inghilterra poteva vincere una bella sommetta se solo fosse arrivata in finale. Invece al 19′ Sigthorsson porta in vantaggio l’Islanda facendo calare il gelo come solo gli Islandesi sanno fare. Che partita! Marco, da bravo, dovresti interessarti un po’ di più a quello che succede nel mondo del calcio.

Here Cardiff

Some thoughts about the result of the so-called Brexit referendum in Wales. Here it was only about 1% higher to remain in the EU than England, roughly 47% to 53% leave. Vaughan Roderick, political correspondent at BBC Wales, described the Welsh vote as “Turkeys voting for Christmas”. Since 1999, Wales has benefited from EU Objective One and Convergence funds for the poorer parts of the country, all of the western Welsh speaking areas, and across the old south Wales coalfield in the post industrial valleys.

Generally the Remain vote was higher in the Welsh speaking areas, for instance in Gwynedd and Ceredigion recording about 53-54% in favour of staying. The 3 other Welsh counties to vote remain were in the south east where the economy is strongest: the capital Cardiff (with 60 -40 for remain), Vale of Glamorgan and Monmouthshire. Summing up: wealthier people voted for the status quo.

Politics in Wales has unfortunately become more similar to English political activity, with an unpleasant right wing narrative. Anti-immigration populism is rising, preached by UKIP, hitting home with supporters of other parties, but especially because of a lot of people who don’t bother voting in other elections.

Un Reichstag schiumante

«Quegli irresponsabili! Concedere così un referendum ad un popolo rozzo e ignorante, senza alcun tipo di tutela. Cameron me la pagherà, ah se me la pagherà! Voleva ottenere una conferma politica per consolidare la sua posizione all’interno del partito, ma la sua scarsa lungimiranza lo ha costretto a dimettersi, spaccato in due un paese e messo a rischio non solo il funzionamento del suo paese, ma anche di tutte le nostre economie! E’ inammissibile, in un momento così delicato, lasciare che la gente voti di pancia, come se la sentono, guidati da quel dummkopf di Farage. Stramaledetti inglesi, se mi avessero ascoltato le cose ora sarebbero diverse! Ora mi toccherà rimediare a questo enorme scompiglio. Ma giuro su me stessa, io, Frau Merkel, che il Regno Unito pagherà le sue insolenze pseudo-democratiche. L’Unione Europea stava conquistando tutti i paesi europei, caduti nelle brame dell’Eurocrazia. Nonostante gli inglesi vogliano da sempre sottrarvisi, il verbo di Bruxelles risorgerà ancora più forte e potente. Nelle strade risuoneranno i nomi di Juncker e di Schulz, verranno costruite statue e piazze in nome dell’Unione Europea. Dopo quest’affronto, non ci fermeremo di fronte a niente: Inglesi, tremate!»

Riassunto di posizioni sbagliate

Per i leader dei partiti euroscettici, la vittoria della Brexit è stata una vera e propria manna dal cielo: un’occasione d’oro per sostenere le proprie posizioni, per giunta con il sostegno di un voto popolare. Il Front National in Francia, la Lega Nord in Italia, Podemos in Spagna, Alba Dorada in Grecia… L’elenco è lungo, quasi spaventa, ma tutti questi movimenti politici sono uniti dalla volontà di uscire dall’Unione Europea, considerata un progetto svantaggioso e asservito a istituzioni finanziarie già troppo potenti.

Le Pen, principale esponente del Front National, ha commentato così la vittoria del leave: «Per tutti i patrioti, per tutti coloro che amano la libertà questo è un giorno di gioia: non è l’Europa, che è morta, ma l’Unione Europea ad essere scossa, è una rinascita delle Nazioni che hanno bisogno di costruire tra loro un nuovo progetto europeo, quello della cooperazione.»

Posizioni ancora più esplicitamente estreme da parte della destra euroscettica italiana e olandese: «Una fantastica giornata, davvero storica – commenta Wilders, il fondatore del partito per la Libertà olandese – : il popolo britannico ha sconfitto l‘élite politica a Bruxelles ed a Londra. Il Regno Unito ora torna ad essere una Nazione sovrana, sono molto invidioso e sto cercando di ottenere il medesimo risultato entro il prossimo anno.» Matteo Salvini, leader della Lega Nord, auspica un evento simile anche negli altri paesi europei: «Dopo gli inglesi, sarà la volta di Olanda, Francia ed altri Paesi europei, la Lega offre all’Italia la possibilità di non essere l’ultima ruota del carro.»

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