Gli Stati disuniti d’Europa

di Daniele Ravizza

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’Unione Europea, il Leave è stato scelto dal 52% del popolo britannico. I prodromi di questa decisione erano già avvertibili prima del 23 giugno 2016, come dimostra il film-documentario The Great European Disaster Movie (2015) di Annalisa Piras, giornalista italiana già produttrice, co-autrice e regista di Girlfriend in a Coma (2012), in cui denunciava la decadente situazione politica, economica e morale italiana sempre in coppia con Bill Emmott (ex direttore dell’Economist).
I due si schierano apertamente per la preservazione dell’UE, denunciandone perciò la situazione di crisi e proponendo delle soluzioni. Il film è strutturato in due parti che si alternano tra loro: la prima è quella più narrativa, situata in un futuro non lontano su un aereo, emblematicamente in turbolenza, nel quale l’UE si è disgregata, l’Euro è caduto e le frontiere ripristinate; i protagonisti di questa parte sono due: una bambina che non ha mai sentito parlare dell’Unione Europea e il suo interlocutore, un archeologo che deve eseguire un discorso sull’UE, ormai già diventata reperto archeologico e relegata a reperto da museo. La seconda parte è invece documentaristica; si torna al mondo attuale in cui sono interpellati esperti economici e politici a proposito delle questioni più scottanti sul piano europeo (i debiti di Grecia, Irlanda e Spagna, l’inefficacia delle istituzioni, i valori perduti). Intervallate a scene di repertorio sugli ultimi difficili anni dell’UE ci sono delle storie personali, emblemi delle difficoltà nei vari paesi.
Il film è frutto, ironicamente, di una rara coproduzione europea con a capo BBC e il canale franco-tedesco Arte; tuttavia nel futuro immaginario, ma assolutamente plausibile della coppia Piras-Emmott sono i nazionalismi a trionfare, non a caso esemplificati dalle vittorie in Francia e Gran Bretagna del Fronte Popolare di Marine Le Pen e dell’UKIP (Partito per l’Indipendenza Britannica) di Nigel Farage, primo promotore della Brexit e a oggi dimessosi per “aver fatto la sua parte”, pur non lasciando, assurdamente, il suo seggio nel parlamento europeo (oltre che il suo stipendio).
L’intenzione dichiarata del film è allargare il dibattito europeo. Il pericolo segnalato è la dissoluzione dell’UE, un passo indietro di 100 anni che seppellirebbe i già utopici Stati Uniti d’Europa, caldeggiati da Winston Churchill nel 1946 e oggi più lontani che mai per le spinte scissioniste dei nazionalismi, che continuano a guadagnare voti nei paesi europei a discapito di ogni sentimento di appartenenza all’Europa. Paradigmatiche sono le parole del giornalista Paolo Rumiz: “è paradossale che il sogno dell’Europa venga sentito più da un africano che affronta il Mediterraneo per arrivarci e nei popoli che sono fuori dall’Europa”. L’appello al sentimento europeo è simbolizzato dalle ultime immagini riservate all’Euromaidan, la serie di manifestazioni in Ucraina per la democrazia dell’UE contro il “corrotto dittatore” Janukovyč. Piras affida l’ultima speranza alle nuove generazioni, metaforicamente rappresentate dalla bambina, unica a salvarsi dall’incidente aereo.

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